Transgender per il tribunale è donna anche senza operazione

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Un tribunale italiano ha riassegnato il sesso a una transgender che anatomicamente non subirà interventi: la cura ormonale è stata considerata sufficiente per essere considerata anagraficamente donna

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La persona nata uomo che ha chiesto di cambiare genere anagrafico (oggi sulla sua carta di identita’ compare il nome Lucia) è un ex libero professionista di Arco. è’ riuscito ad ottenere la nuova definizione alla voce “Sesso: femminile” non facendosi operare nelle parti intime. In sostanza, seguendo dal 2009 una terapia ormonale femminilizzante, ha dichiarato al giudice di sentirsi donna.

Secondo Alexander Schuster, legale della donna, la “riattribuzione del genere anagrafico senza operazione nè sterilizzazione” comporta “maggiori spazi di tutela per l’identita’ di genere”. In una nota inviata all’Agi, l’avvocato precisa che “la sentenza depositata il 3 maggio 2013 e passata in giudicato a fine luglio il Tribunale di Rovereto ha compiuto un passo importante per la tutela delle persone trans. Dal 1997 ad oggi si registrano solo tre sentenze che riconoscono ad una persona che non intende sottoporsi ad un’operazione chirurgica e senza che sia accertata la sterilita’ della stessa il diritto ad ottenere il cambio del genere anagrafico”. I tre precedenti del 1997, 2011 e 2012 erano una giurisprudenza isolata del Tribunale di Roma. La decisione roveretana è la prima che fa proprio questo indirizzo giurisprudenziale fuori dalla capitale.

Schuster sottolinea come “una parte fa proprio il principio di diritto secondo cui “nei casi di transessualismo accertato il trattamento medico chirurgico previsto dalla legge 164/82 è necessario nel solo caso in cui occorre assicurare al soggetto transessuale uno stabile equilibrio psicofisico, qualora la discrepanza tra psico-sessualita’ ed il sesso anatomico determini nel soggetto un atteggiamento conflittuale di rifiuto nei confronti dei propri organi genitali, chiarendo che laddove non sussista tale con?ittualita’ non è necessario l’intervento chirurgico per consentire la rettifica dell’atto di nascita””. Dirimente diviene pertanto “il benessere psicofisico del soggetto: un intervento chirurgico è necessario solo dove sia utile per rimediare alla eventuale conflittualita’ vissuta dalla persona”.

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