Trascrizioni di matrimoni egualitari: inchieste anche a Bologna e Roma

Dopo Milano e Livorno, ora altre due città. A Roma, la denuncia è di Giuristi per la Vita.

Prima Milano , poi Livorno e ora Bologna e Roma. Finiscono sotto inchiesta le amministrazioni comunali che hanno trascritto i matrimoni delle coppie gay e lesbiche costrette a sposarsi all’estero, in mancanza di una legge italiana. Nessun indagato in particolare, ma le procure aprono fascicoli contro ignoti prima di individuare le singole responsabilità.

La denuncia di Roma è partita da due associazioni cattoliche, note alle cronache per le loro posizioni omofobe. Secondo quanto riporta Repubblica, infatti, nella Capitale ad ipotizzare il reato di “abuso di ufficio” per il Campidoglio sarebbero stati Giuristi per la Vita e Pro Vita, non paghi delle cancellazioni d’ufficio eseguite dal Prefetto Pecoraro a seguito della nota circolare del ministro Alfano.

La denuncia di Bologna, invece, pare essere stata presentata da un anonimo cittadino, non si sa se legato a qualche associazione o no. La stessa cosa è successa a Milano e a Livorno.

Nessuno dei sindaci che guidano i comuni coinvolti, però, è intenzionato a fare marcia indietro. Qualche giorno fa Giuliano Pisapia aveva dichiarato che, da avvocato, non era per niente preoccupato per l’indagine in corso, mentre ieri il sindaco di Bologna Virginio Merola ha spiegato di essere tranquillo per quello che ha definito “un fascicolo conoscitivo”. Sulla stessa linea anche l’amministrazione livornese, a guida pentastellata. “I diritti civili erano un punto importante e continueranno ad esserlo, qualsiasi cosa accada” aveva commentato Stella Sorgente, vice del sindaco Nogarin nella città toscana.

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