Tre anni di inferno per una diagnosi di Aids sbagliata

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Le analisi avevano dato esito positivo. Così, Renato aveva cominciato a vivere sentendosi sull'orlo di un baratro. Poi un'altro test, negativo, la causa civile e 200.000 euro di...

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Sono stati tre anni d’inferno, quelli vissuti da Renato Goldstaub, 43 anni, bolognese. Tre anni passati sapendo che la sua vita sarebbe stata più breve di quanto avesse sperato, mesi e mesi di incertezze, le stesse di tutti i sieropositivi. Gli esiti delle analisi periodicamente fatte, però, continuavano a suggerire di rimandare la terapia. Fino a quando, nel 2000, si scopre la verità. La prima diagnosi, fatta dal Laboratorio di analisi chimico – cliniche dell’ospedale Maggiore non era corretta. Nessuna infezione da virus HIV aveva colpito Renato. 

In tre anni vissuti convivendo con un male finto, però, la sua vita era cambiata radicalmente portandolo non solo a lasciare lo studio legale di famiglia, a interrompere la relazione con la sua ragazza, ma anche ad abbandonare Bologna. Scoperta la verità, Renato si è rivolto al Tribunale civile chiedendo il risarcimento per l’evidente danno esistenziale subito a causa della diagnosi errata. 

Dopo tutti questi anni, la giudice Elisabetta Candidi Tommasi ha dato ragione a Renato assegnandogli 200.000 euro di risarcimento. Non abbastanza per l’avvocato, il fratello Stefano, che aveva chiesto due milioni e ricorrerà in appello. Da un anno, Renato, è in terapia da uno psicologo: la paura che l’incubo possa ripetersi non lo lascia più.

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