Tre anni se chatti con i minori di 16 anni

Il pacchetto sicurezza approvato dal consiglio dei ministri nella giornata di ieri prevede tre anni di carcere per chi chatta con i minori di 16 anni. Ma l’anonimato rende impossibile tutelarsi.

Il pacchetto sicurezza licenziato ieri dal consiglio dei ministri prevede, fra le altre misure, quella della reclusione da uno a tre anni per chi, "allo scopo di sedurre, abusare o sfruttare sessualmente un minore di anni 16", intrattiene con lui, anche attraverso la Rete internet o altri mezzi di comunicazione, una relazione "tale da carpire la fiducia del minore".

Il provvedimento mette in allarme, o almeno dovrebbe mettere in allarme, gli utenti che hanno una passione per i ragazzi giovani e che abitualmente cercano quel tipo di persone su intenet attraverso chat o siti di annunci. Sebbene cercare sesso con un quindicenne non possa essere considerato un atto di pedofilia, la rilevanza penale del fatto deve indurre alla cautela.

L’età in cui i giovani, anche i minori di 16 anni, si avvicinano al sesso in rete si abbassa sempre più grazie alla disponibilità tecnologica. Resta comunque un problema difficlmente risolvibile, e che esiste tuttora, quello della reale verifica dell’età del soggetto "adescato". L’identità è un concetto molto relativo nel mondo del web e lo scenario appare piuttosto prevedibile: un minore coinvolto in una chatline non ammetterebbe mai la sua età reale per continuare a cercare sesso online mettendo in serio pericolo chi sta dall’altra parte dello schermo.

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