TRENTAMILA PER LA NORMALITA’

Un Pride riuscitissimo, affollato e soprattutto, “politically correct”: cordoni per proteggere i luoghi di culto, pochi eccessi e tante coppiette. Segno dei tempi?

PADOVA – Niente più tette finte al vento e chiappe in bella mostra, la manifestazione nazionale dell’orgoglio gay e lesbico si è svolta all’insegna del politically correct: il PadovaPride 2002 è stato un grande successo, con un’affluenza superiore alle più rosee aspettative. La dirigenza Arcigay parla di trentamila persone che avrebbero sfilato nella città del Santo oggi, in ordine, con allegria, dimostrando il loro orgoglio con il divertimento e il sorriso. Nessun incidente a rovinare la manifestazione, che si è distinta per la sua voglia di normalità: numerosi i giovanissimi, molte le coppie teneramente abbracciate, tanti ragazzi e ragazze in abbigliamento normale, e poche mise appariscenti, per una sfilata sobriamente rivendicativa, circondata da uno schieramento di poliziotti e carabinieri che a dire il vero, non sono stati chiamati a fare alcunché.

Le tante persone hanno cominciato a concentrarsi già verso le 14, ma il corteo ha cominciato a muoversi solo alle 16, aperto dalle rombanti motociclette del coMoG, il Coordinamento Motociclisti Gay. Tante le personalità politiche presenti: oltre naturalmente all’immancabile Franco Grillini, c’era anche il deputato di Rifondazione Comunista Nichi Vendola, e una nutrita rappresentanza dei Radicali Italiani, guidata da Daniele Capezzone, che grazie a uno sciopero della fame di nove giorni, ha raccolto intorno alla proposta di legge sulle unioni omosessuali, il consenso di 196 parlamentari, riuscendo così a depositarla: «Ora la proposta attende la discussione» ha affermato il leader Radicale.

Subito dopo le coloratissime due ruote, la sfilata era guidata dal carro dell’organizzazione animato da una scatenatissima Imma Battaglia. L’organizzatrice del World Pride del 2000, la manifestazione che così radicalmente ha mutato l’atteggiamento dell’opinione pubblica nei confronti dell’omosessualità, ha sostenuto anche questo Gay Pride in prima fila: «I Pride portano una crescita nella consapevolezza e nella visibilità delle persone, ovunque si svolgano e chiunque li organizzi – ha detto Imma a Gay.it – Se la manifestazione di Roma ha portato un cambiamento paragonabile a quello causato da venti anni di movimento gay in Italia, questa servirà a renderci ancora più visibili». E la politica? «Io rivendico i miei diritti verso chiunque governi, sia di destra o di sinistra. Io sono orgogliosamente di sinistra, ma se devo avere come interlocutore un governo di destra, pretendo rispetto anche da loro».

A proposito di centro-destra, erano presenti alcuni esponenti di GayLib, tra cui il presidente Enrico Oliari: «Il Pride è una manifestazione di tutti e per tutti – ha detto Oliari, salvo esprimere poi profondo dissenso nei confronti del manifesto politico della manifestazione – Un manifesto che inizia con l’opposizione al fascismo è assurdo: non ci sono più nazioni fasciste in Europa, e l’Italia sicuramente non lo è».

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Ma quello che colpiva di più nella sfilata di oggi, era il tono più pacato rispetto alle edizioni precedenti. “Siamo persone normali, con una vita normale” sembrava voler affermare la folla che allegramente ha sfilato oggi a Padova, anche se qualche Drag Queen e qualche trans hanno comunque colorato l’atmosfera, rendendosi anche disponibile ai tantissimi fotografi e cineoperatori presenti. Se, infatti, il PadovaPride è stato snobbato dagli organi di stampa nazionali fino a ieri, a giudicare dalla quantità di giornalisti presenti oggi, si direbbe che la manifestazione avrà larga visibilità a partire da domani: decine di reporter hanno intervistato la gente per strada, i politici presenti, e soprattutto le tante coppie che hanno sfilato in mezzo alla folla.

Come Fabrizio e Max, da Milano, che hanno candidamente affermato di non approvare i Pride: «Non ci piacciono gli esibizionismi: siamo qui per dire ‘siamo normali’, non ‘siamo froci’». Oppure Paolo e Franco, che portano magliette con stampato su “Vogliamo Sposarci”: «Ma non è vero – ammettono – Magari non ci sposeremo, ma vogliamo che ci venga riconsociuto il diritto di farlo».

Le lesbiche, come al solito un po’ meno visibili e diponibili dei maschietti, erano comunque presenti in gran numero: «Siamo qui per divertirci – ci hanno confessato Susanna e Elena arrivate da Bologna – E’ vero che questo Pride è meno eccentrico: credo che in questa zona sia meglio evitare gli eccessi». Anche Matteo e Michele, due ragazzi di Verona, sono venuti a manifestare, per conto proprio, e non al seguito di qualche associazione, perché sanno quanto sia difficile vivere tranquillamente la propria omosessualità in questa zona: «Per trovare casa, abbiamo dovuto tacere sul fatto che siamo una coppia» testimoniano tristemente.

Tantissime le organizzazioni presenti: dai Leather agli Orsi, dai genitori ai trans, e tantissimi gruppi di omosessuali credenti. Erano presenti, anche se anonimamente, molti rappresentanti delle forze dell’ordine omosessuali: finanzieri, poliziotti e carabinieri gay, raccoltisi intorno all’associazione Gay In Divisa e al suo sito internet, hanno formato un gruppetto anonimo. Ma c’erano. C’erano anche i "soliti" gay in giacca e cravatta, con il cartellino "il tuo consulente finanziario", "il tuo medico", ecc. Ovviamente era presente anche Arcigay nazionale, con Franco Grillini, presidente onorario, Aurelio Mancuso, segretario nazionale, e Sergio Lo Giudice, presidente nazionale: «Il risultato più bello è stato non tanto le trentamila persone che sfilavano – ha detto Lo Giudice – quanto i ventimila padovani che si sono assiepati ai lati del corteo per applaudire e sostenerci. E’ evidente che nonostante l’amministrazione della città non ci abbia agevolato, la popolazione è con noi».

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Gli organizzatori hanno avuto cura di evitare ogni polemica politica: il percorso scelto per il corteo si è volutamente tenuto lontano dai luoghi di culto più importanti («E’ anche una risposta alla posizione di dialogo espressa dalla Curia» ha detto Lo Giudice) e alcuni volontari della CGIL, con indosso la maglietta con il logo ufficiale del Pride, realizzavano piccoli cordoni umani davanti agli edifici di culto, per scoraggiare chi avesse voluto inneggiare contro la Chiesa. Ma a nessuno è venuto in mente di farlo: gli slogan scanditi dal carro dell’organizazzione erano accolti e ripetuti solo dai pochi giovani vicini. Il resto del corteo è sfilato in tranquillità, tutt’al più accompagnato dalla musica di qualche carro organizzato da questa o quella realtà imprenditoriale gay, anche queste molto più numerose che a Roma. Sign of the Times?

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