Trento, il sindaco Andreatta non registrerà i figli delle famiglie arcobaleno: ‘non posso assumermi questa responsabilità’

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Il caso vuole che sia partita proprio da Trento la battaglia di due padri che hanno già visto riconosciuto in due gradi di giudizio il diritto dei propri...

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Dal 2009 sindaco di Trento, sponda Partito Democratico, Alessandro Andreatta ha annunciato che non trascriverà gli atti di nascita di bambini e bambine nati all’estero da coppie dello stesso sesso, volendo lasciare la parola al Parlamento.

In mancanza di una legge, sottolinea Andreatta, un primo cittadino non può assumersi la responsabilità di decidere. Peccato che in tutta Italia questo ‘coraggio’ sia già stato sbandierato, e più volte, da sindaci come Chiara Appendino (Torino), Beppe Sala (Milano) e Luigi De Magristris (Napoli). Una polemica con la comunità LGBT tutt’altro che inedita, per il sindaco di Trento, che si rifiutò di registrare i matrimoni contratti all’estero da coppie trentine, poco prima che la legge sulle unioni civili diventasse realtà.

Dura, giustamente, la reazione di Arcigay Trentino: ‘Al sindaco Andreatta chiediamo di avere, stavolta, l’intuizione e il coraggio per capire che la sua responsabilità non è di aspettare, ma di spendersi attivamente per tutelare i diritti delle famiglie trentine e dei loro figli e figlie. Ne va della stessa dignità del ruolo che ricopre: non un mero ‘notaio’, ma un capo politico che promuove in ogni sede la dignità e i diritti dei propri cittadini e delle proprie cittadine. Lavarsene pilatescamente le mani demandando ad altri la decisione non ha senso in una cultura che promuove il senso di responsabilità e la partecipazione. Anche noi ci auguriamo che il Parlamento si occupi presto di questi temi. Considerando però le recenti dichiarazioni di alcuni ministri, ci pare molto difficile che la tutela dei diritti delle famiglie omogenitoriali e dei loro figli e figlie trovi posto nell’agenda del Governo. Per questo riteniamo che un segnale forte debba arrivare proprio dai livelli dell’amministrazione più vicini alle persone. Il rischio concreto è che debbano passare almeno altri 5 anni prima che questi bambini e bambine possano veder riconosciuti i propri diritti. Davvero non possiamo più aspettare‘.

Il caso vuole, poi, che sia partita proprio da Trento la battaglia di due padri che hanno già visto riconosciuto in due gradi di giudizio il diritto dei propri figli a veder trascritto l’atto di nascita.

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