Trento: il consigliere provinciale che vuole togliere i figli ai gay

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Per Claudio Cia occorre "disporre immediatamente la collocazione del bambino in un ambiente che favorisca il suo pieno sviluppo umano".

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A Trento un consigliere provinciale di estrema destra – che per pochissimi voti non è stato eletto sindaco e che probabilmente avrà molti voti alle imminenti provinciali – già dal 2014 porta avanti questa proposta shocktogliere i figli ai genitori omosessuali, single o in coppia, e “disporre immediatamente la collocazione del bambino in un ambiente che favorisca il suo pieno sviluppo umano sino a quando si possa provvedere in modo definitivo alla sua protezione“.

Inoltre, va detto anche che in provincia autonoma di Trento, al momento del recepimento del ddl della Buona Scuola, è stato eliminato ogni riferimento alla parità di genere e alla lotta contro l’omofobia ed è stata sepolta, sotto migliaia di emendamenti, anche la legge elettorale che proponeva la doppia preferenza uomo-donna in tutte le votazioni.

Claudio Cia è il consigliere in questione, esponente della Lista Civica di Trento: “I servizi sociali dovrebbero verificare l’ambiente in cui crescono i bambini arcobaleno tenendo presente che l’assenza della figura materna o di quella paterna è causa di una situazione di illegalità e deve essere quindi immediatamente segnalata al sindaco”.

Come fa notare oggi la giornalista, scrittrice e docente Eugenia Romanelli sul suo blog del Fatto online, Cia mostra di ignorare non solo la Cassazione – che si è già espressa nel merito già nel 2013  ma anche i contenuti della Costituzione e dei Trattati a difesa dell’infanzia. Importante poi sottolineare che la letteratura scientifica internazionale nel merito è praticamente unanime nell’affermare che non vi sono rischi da nessun punto di vista per la salute dei bambini cresciuti da coppie omosessuali.

Secondo la proposta del consigliere, dal titolo Save the children! I diritti dei bambini non sono quelli delle coppie gay, il Comune dovrebbe impegnarsi a non appoggiare “azioni culturali orientate a confondere e a sminuire il significato e il valore del matrimonio tra uomo e donna e della famiglia eterosessuale“.

Cia sta chiaramente tentando di fermare la legge provinciale (di iniziativa popolare) contro le discriminazioni anti LGBT che sarà discussa entro l’anno. Da questo punto di vista le sue uscite per molti sono il palese tentativo di raccogliere consensi: consensi che se è vero che stanno arrivando dal basso, non trovano fortunatamente una corrispondente risposta dalle istituzioni locali.

In un’intervista a la Zanzara, da il consigliere omofobo ha detto cose come: “Se mia moglie si innamorasse di una donna, preferirei che mia figlia andasse in orfanotrofio piuttosto che vivere in una casa non si sa chi è l’uomo e chi è la donna.

Eugenia Romanelli, sempre sul Fatto, consiglia una bibliografia al consigliere, affinché possa divenire un poco meno retrografo: 

Signor Cia, le consiglio di proteggere la sua professionalità, la sua dignità umana e la sua credibilità, e per aiutarla in questo, le segnalo alcune letture che le saranno certamente utili per conoscere il mondo nel quale vive e nel quale lei cerca ridicolmente di farsi largo. Un mondo che si è evoluto rispetto ai tempi della clava nei quali lei sembra ancora ritrovarsi, dove brutalità e animalità regnavano per aiutare la specie a sopravvivere a fronte delle poche risorse difficili da raggiungere. Un mondo che trent’anni fa ha depatologizzato l’omosessualità, un mondo che sta studiando la fluidità dell’identità di genere, un mondo che si preoccupa di sostenere le spese di chi vuole fare una transizione da un genere sessuale a un altro rifiutandosi di ritenerla una malattia psichiatrica. Un mondo che prevede la filiazione per le coppie sterili, comprese quelle, più rare, omosessuali. E questo mondo, lo dicono le sentenze dei giudici, è anche l’Italia. Dunque su, a scuola! E si legga: “La donna senza nome”, che ho pubblicato nel 2015, per diletto, mentre per educarsi, ecco una buona bibliografia sugli studi internazionali riguardo all’omogenitorialità.”

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