Treviso, raccolta fondi per un cambio di sesso in America

10.000 euro da raccogliere in meno di due mesi. E’ corsa contro il tempo per una donna transgender veneta.

Il rimborso dell’Ulss non basta e allora parte una colletta per trovare 10.000 euro, necessari per un cambio di sesso negli Stati Uniti d’America.

A pubblicare la notizia il Gazzettino, con una donna transgender autorizzata dal Tribunale di Treviso all’intervento di riconversione genitale. Mancando una struttura ospedaliera adeguata in regione, la donna ha optato per la clinica specializzata Mills in California. L’Ulss 2 Marc Trevigiana, come comunicato dal direttore generale Francesco Benazzi, pagherà il conto di andata e ritorno per l’assistita e per un accompagnatore, in aggiunta all’80% del costo dell’intervento chirurgico.

Peccato i costi siano sempre particolarmente alti, anche se coperti in quasi tutta la sua interezza, come sottolineato dall’avvocato della donna Alessandra Gracias.

L’operazione costerà intorno ai 30.000 euro. E’ vero che la Regione se ne accollerà l’80%, ma la normativa prevede che venga anticipato il 70% e che il restante 10% sia liquidato in seguito. Per una persona che ha un modesto stipendio da cameriera e un affitto a fine mese, diecimila euro sono comunque tanti. Per questo mi sto già mobilitando personalmente e spero che il crowd-funding ci aiuti a coprire la somma. I tempi cominciano a stringere, visto che la clinica Mills ci ha appena annunciato la data dell’intervento: 5 aprile“.

Tutto questo con una guerra politica all’interno della Regione Veneto. Due mesi fa l’assessore Luca Coletto aveva individuato nel Policlinico privato di Abano Terme il centro di riferimento regionale per i disturbi dell’identità di genere, con 600 mila euro a sostegno degli interventi per il cambio di sesso stanziati per il triennio 2018-2020. Tre le mozioni contrarie presentate: La prima presentata dalla consigliera Negro (Il Veneto del Fare), la seconda firmata dai consiglieri Bassi, Casali e Barbisan (Cdv), la terza siglata dal capogruppo del Carroccio in consiglio regionale Nicola Finco. Peccato che senza strutture adeguate la stessa Regione debba pagare l’80% del costo dell’operazione fuori dal Bel Paese, viaggio compreso, ovvero quando la propaganda politica fa a cazzotti con la semplice logica economica.

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