Treviso: costretto a mangiare un toast con sperma e urina

Sono durate tre mesi le violenze e gli abusi ai danni di un 17enne da parte di quattro suoi coetanei, tutti di buona famiglia. Le vessazioni, definite “saga”, documentate in 100 file video.

Erano iniziati come normali scherzi tra coetanei. Qualche gavettone, qualche insulto un po’ pesante come quelli che tutti abbiamo fatto e subito al liceo. Ma quando i quattro si sono accorti che il loro coetaneo (lo chiameremo Marco per non renderlo identificabile) era il più debole del gruppo dagli scherzi sono passati alla violenza, alle vessazioni e alle umiliazioni. Ustioni, foto sotto la doccia, il viso spalmato di maionese, lo spazzolone del gabinetto strusciato sul corpo, un amo da pesca conficcato nella sua carne, sono solo alcune dei tremendi abusi che il 17enne trevigiano ha dovuto subire per tre mesi durante l’estate del 2007. Adesso, però, la vicenda è finita in tribunale.

E gli inquirenti si sono trovati davanti quattro adolescenti, come si dice, "di ottima famiglia", dei "ragazzi per bene", con le facce pulite, che per mesi e mesi avevano usato quello che li credeva amici per sfogare la loro noia, probabilmente, o la voglia di violenza pura e semplice, documentando con estrema meticolosità il tutto in 100 video denominati "Saga" (con sottotitoli a tema, come "Saga del gay", che indicavano specifici filoni di violenze e vesazioni). Compresa quella volta che, nell’episodio della "Saga del toast" denominato "Toast in salsa", Marco viene costretto a mangiare un toast condito con un mix di urina e sperma di due dei suoi aggressori, o quell’altra in cui è stato ripreso mentre veniva costretto a masturbarsi sotto la doccia oppure ancora quella in cui uno dei quattro lo brucia con il liquido infiammabile di una bomboletta. Molti di questi video erano addirittura stati pubblicati su YouTube diventando di dominio pubblico.

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I quattro dovranno comparire in tribunale il prossimo 25 febbraio e rispondere di violenza privata, violenza sessuale e divulgazione di materiale pornografico. Interrogato dagli inquirenti, uno dei quattro aguzzini ha raccontato: "A volte ci chiedevamo se avevamo superato il limite". Evidentemente la risposta è sempre stata "no" o probabilmente non interessava ai quattro avere una risposta a questa inquietante domanda. Fatto sta che da quando sono stati scoperti ad ora,ovvero da due anni a questa parte, nessuno di loro ha chiesto scusa a Marco, neanche per tentare di addolcire i giudici che dovranno decidere del loro destino. A Marco, invece, e alla sua famiglia non resta che fare i conti con i traumi e gli shock subiti durante tutta quella violenza.