Trieste: il centrodestra abolisce nelle scuole il gioco contro gli stereotipi di genere

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Dopo le polemiche dei cattolici del Family Day viene interrotto in Friuli Venezia Giulia il progetto che introduceva l'educazione di genere nelle scuole.

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A Trieste è arrivato il centrodestra e uno dei primi effetti immediati è l’abolizione del Gioco del Rispetto, progetto nato proprio in Friuli Venezia-Giulia dedicato ai bambini delle scuole per insegnare il rispetto delle differenze di genere.

Il Gioco del Rispetto è un progetto molto interessante in cui i bambini sono invitati a mettere in discussione gli stereotipi legati al sesso di appartenenza: non è vero che solo la mamma può stirare e non è vero che il papà debba per forza saper cambiare una lampadina. I maschi possono giocare con le bambole, una bambina con i Lego e voler fare l’ingegnere.

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Contro l’iniziativa (che aveva raccolto il consenso dell’80% dei genitori di Trieste e che aveva ricevuto la benedizione del sindaco Cosolini del Partito Democratico), nella primavera del 2015 si erano schierati i promotori del Family Day e l’associazione Generazione Famiglia, convinti che le attività includessero giochi sessuali e che i bambini fossero costretti al travestitismo. In seguito a quella polemica il sindaco di Venezia Brugnaro aveva messo all’indice decine di libri di favole per l’asilo giudicati troppo vicini alla tanto temuta e (fraintesa) teoria del gender.

Ora la nuova giunta guidata dal sindaco di centrodestra Roberto Dipiazza ha deciso di accontentare le lamentele degli cattolici e si è scagliato contro i finanziamenti per il Gioco del Rispetto, puntualizzando che finora era costato 8mila euro per 5 scuole su 29 che avevano aderito.

Qualche giorno fa le promotrici del progetto – la ricercatrice all’università di Trieste Lucia Beltramini, la consulente della comunicazione Benedetta Gargiulo e l’insegnante Daniela Paci – avevano avvertito che il progetto si colloca in linea con la nuova legge sulla Buona Scuola, che prevede lezioni e iniziative per la parità di genere e contro l’omofobia, precisando che si tratta di “un insegnamento trasversale che altro non è che educazione alle pari opportunità e alla lotta alle discriminazioni, tutte, a partire da quella di genere. Anche come forma di prevenzione della violenza: contro il sessismo, l’omofobia, l’intolleranza per le differenze. In nome di un rispetto per la persona dovuto a tutti e che va ribadito e praticato a scuola fin da piccoli. I casi di femminicidi e gli ultimi tremendi atti di violenza di genere anche ad opera di ragazzini su coetanee ci confermano come quel comma fosse essenziale.”

Proprio contro l’inclusione di questo tipo di educazione in classe protestano ormai da mesi i seguaci del Family Day e Generazione Famiglia, con Mario Adinolfi in testa, secondo i quali ai genitori deve essere lasciata la libertà educativa sui propri figli.

Nei mesi scorsi  alcune famiglie avevano addirittura ritirato da scuola i propri figli per protestare contro libri di fiabe ritenute poco tradizionali e contro l’attività sulla parità tra i sessi.

Su Twitter già impazzano i commenti dei cattolici entusiasti:

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