Trieste, comune dice no a stepchild adoption ma il giudice ordina la trascrizione

Ancora una volta, è l’interesse del minore che ha portato il giudice alla sua decisione.

Nuovo caso di stepchild adoption, in cui è dovuto intervenire ancora una volta il tribunale dei minori, dopo il no del comune. Siamo a Trieste, che si aggiunge all’elenco delle città italiane che hanno alla fine riconosciuto il figlio a entrambi i genitori di una coppia omogenitoriale. Si tratta infatti di una coppia lesbica, che si è sposata a Copenaghen nel 2015. Secondo la legge vigente, in Italia erano riconosciute come coppia unita civilmente. Le due donne si sono dovute rivolgere al tribunale l’anno dopo, nel 2016, quando è nata la loro bambina.

Come riporta Il Piccolo, solamente la madre biologica (che aveva quindi partorito la bambina) era automaticamente riconosciuta come genitrice. Quando hanno chiesto che anche la compagna venisse riconosciuto, il Comune di Trieste si è rifiutato. Da qui, il ricorso a Rete Lenford e all’avvocato Susanna Lollini, che ha portato la causa al Tribunale dei Minori. Da qui, la vittoria: il giudice ha detto si alla trascrizione, ordinando al Comune di procedere con il riconoscimento.

Confermato anche a Trieste l’interesse del minore

Il giudice, nel confermare la trascrizione nei registri comunali, ha considerato il benessere e l’interesse della bambina, che in questi anni era cresciuta con le sue due mamme, senza problemi. Visto quindi un contesto di vita sano e stabile per la piccola, il giudice non ha avuto dubbi, ignorando l’orientamento sessuale e il genere delle genitrici.

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Quando il Comune di residenza non accetta di riconoscere un figlio di una coppia LGBT, sempre più spesso il giudice, nella sua sentenza, tiene conto del benessere del minore, analizzando quindi il rapporto che ha con le due mamme o i due papà e lo stile di vita che insieme i 3 (o più) conducono. E se a volte il giudice da ragione alla coppia ma ordina ad esempio che il minore frequenti anche persone etero (come avvenuto a Venezia nell’ottobre 2018), comunque da la possibilità a delle persone di essere riconosciute come famiglia.