Trieste: cultura di tolleranza per il Pride

Il 31 maggio, alle 17.30, alla Casa delle culture di via Orlandini 38 si terrà il primo Alpe Adria Gay di Trieste, convegno cui sono stati invitati i rappresentanti delle associazioni gay di Lubiana,

Il 31 maggio, alle 17.30, alla Casa delle culture di via Orlandini 38 si terrà il primo Alpe Adria Gay di Trieste, convegno cui sono stati invitati i rappresentanti delle associazioni gay di Lubiana, Fiume, Zagabria, Klagenfurt. Si tratta di un appuntamento inserito nel programma della durata di due mesi, di iniziative di varia natura che preparano e precedono il Gay Pride di Padova dell’8 giugno.

Le iniziative sono state presentate ieri al Caffè Tommaseo da Marco Reglia e Nicola Soia, rispettivamente presidente e vicepresidente del Circolo Arcobaleno, che hanno sottolineato come quella in atto sia una vera e propria rivoluzione culturale mirata sul Triveneto: «E’ giunto il momento – hanno detto – di spostare il dibattito sulla diversità sessuale dai grandi centri come Roma e Milano per coinvolgere finalmente le periferie». Perciò gli appuntamenti del Gay-Pride toccano città come Padova, Verona, Vicenza e, appunto, Trieste, che per la sua collocazione geografica «e la particolare storia di città cosmopolita e tollerante» si avvia a diventare un faro delle diversità sessuali a ridosso dei confini del Nord-Est.

Tre gli appuntamenti triestini in attesa della grande sfilata di Padova. Domani, alle 17.30, alla Libreria Minerva in via San Nicolò 20 il Circolo Arcobaleno in collaborazione con il Gruppo Kairos Gay credenti presenta un convegno su «Persone omosessuali oggi: riflessioni teologiche». «Tentiamo di affrontare un argomento poco usuale – afferma Reglia -, che metterà a confronto chiesa cattolica e protestante». Tra i relatori, infatti, ci sono don Domenico Pezzini, sacerdote della diocesi di Lodi, e il pastore Gregorio Plescan, della comunità valdese di Venezia. Della realtà triestina parlerà don Mario Vatta.

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Secondo appuntamento sabato, sempre alla Minerva, alle 18, con la presentazione del libro «Amori senza scandalo – Cosa vuol dire essere gay e lesbica» di Paolo Rigliano. Infine il 31 maggio ecco il primo Alpe Adria Gay, che richiamerà in città nutrite rappresentanze omosessuali da Slovenia, Croazia, Austria.

Secondo gli esponenti del Circolo Arcobaleno, il clima politico nazionale e locale e non è dei migliori. A Padova ignoti teppisti hanno già devastato la sede del circolo gay, mentre a Trieste dopo le recenti battute dell’assessore Roberto Menia, Reglia solleva una questione di ordine squisitamente politico. «L’omofobia racchiusa in quelle parole – afferma –, se non ufficialmente ritrattata, non può che essere letta come un’ accettazione di fatto di una cultura del governo attuale, e siccome Menia è anche assessore alla cultura del Comune, giocoforza la medesima logica ha valore per il governo cittadino». «Ho avuto modo di scambiare due parole con il sindaco Dipiazza in merito all’indagine sui gay – dice ancora il presidente del Circolo Arcobaleno – e il sindaco ha espresso una visione molto aperta nei confronti degli omosessuali, tanto da accettare il nostro invito al convegno di domani; sarebbe quindi importante che Dipiazza chiarisca pubblicamente se la visione omofobica dell’onorevole Menia è meramente personale o se riguarda tutta l’amministrazione da lui presieduta». «Non potrò andare al convegno – risponde Dipiazza – ma solo per precedenti impegni; confermo invece di non avere alcuna fobia né pregiudizio nei confronti di nessuno; Menia ha le sue opinioni io ho le mie, siamo alleati ma ognuno la pensa come vuole; se ci saranno iniziative politiche che riguardano i diritti dei gay ci confronteremo in Consiglio, leggi alla mano, così come abbiamo sempre fatto».

Menia preferisce non replicare a Reglia, spiega che il governo cittadino deve occuparsi «di questioni amministrative e non dei problemi dei gay» e ribadisce che il Comune non farà «né registri anagrafici per coppie di fatto né tantomeno darà punteggi agli omosessuali per l’assegnazione delle case».