Trieste, sindaco fa dietrofront: sale matrimoni anche per le unioni civili. “Posso solo rispettare la legge”

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Finora erano state celebrate in sale diverse: ma con i decreti definitivi ciò non è legale.

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Buone notizie per i cittadini che intendono unirsi civilmente a Trieste.

Da domani tutte le sale matrimoni saranno aperte anche alle unioni civili: la decisione, comunicata in Consiglio comunale, segue dopo l’interrogazione del consigliere M5S Domenico Basso al sindaco Roberto Dipiazza. Basso, ricordando la sentenza del Tar della Lombardia contro il comune di Stezzano (LEGGI >), fa notare che “traslata a Trieste, avrebbe potuto prevedere una sanzione pecuniaria al comune di Trieste per aver negato la sala matrimoni di piazza Unità alle unioni civili tra persone dello stesso sesso“.

A Trieste infatti, Dipiazza aveva prima celebrato le unioni nella sala 101 del palazzo dell’anagrafe, con un rito spartano e in orari d’ufficio, poi nella sala Bobi Bazlen o a palazzo Gopcevich, senza limitazioni d’orario, dopo le polemiche sollevate da Arcigay e Monica Cirinnà (LEGGI >).

Nella mia carriera di sindaco ho sempre mantenuto la fedina penale pulita“, ha risposto Dipiazza a Basso, “quindi la sola scelta possibile per me è adempiere alle direttive del Tar: perciò da domani tutte le unioni civili potranno essere celebrate nella sala matrimoni. Il Comune di Trieste applica la legge come sempre fatto. Alla luce, inoltre, della sentenza del Tar che fa giurisprudenza sarebbe irragionevole altro comportamento.

La decisione arriva dopo l’emanazione dei decreti attuativi definitivi per le unioni civili, che danno piena attuazione al comma 20 della legge: “Varranno per le unioni civili tutti i regolamenti delle sale matrimoni (prezzi, giorni disponibili, eccetera): nessuno potrà celebrare le unioni in uno sgabuzzino“, aveva commentato Monica Cirinnà (LEGGI >).

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