“Troppi studenti stranieri, non si parla di gay e lesbiche”

Il Consiglio d’Istituto del Liceo Livi di Prato ha impedito agli studenti di invitare il Comitato Gay e Lesbiche per parlare di diritti e omosessualità. Perché? “Gli stranieri si turberebbero”.

Prato, Liceo Scientifico Carlo Livi. Gli studenti, avendo a disposizione lo spazio dell’assemblea d’Istituto, decidono di contattare il Comitato Gay e Lesbiche di Prato per parlare di omosessualità, omofobia e diritti delle persone lgbt.

Il Comitato, del resto, ha già avuto incontri con altri studenti di istituti superiori in città, com’è successo in occasione della Giornata della Memoria con il liceo Copernico evidentemente più propenso ad affrotnare certe tematiche rispetto alla presidenza del Livi che, invece, ha rifiutato.

"Probabilmente gli studenti del Livi hanno saputo degli altri incontri chiacchierando con i loro coetanei – spiega a Gay.it Emanuele Bresci, fondatore del Comitato – o gironzolando su Facebook dove abbiamo molti contatti con studenti della città, ed hanno deciso di affrontare le tematiche legate all’omosessualità. A quel punto, parliamo dell’inizio della settimana scorsa, hanno contatto uno di noi per chiedere la disponibilità a partecipare a questo loro forum di informazione".

Quello a cui gli studenti hanno detto di essere interessati, oltre ad un breve excursus storico sull’omosessualità dall’antichità ai giorni nostri, sono proprio i diritti, la condizione in cui vivono le persone gay e lesbiche in Italia oggi e l’omofobia.

"Volevano capirci qualcosa in più – continua Bresci – parlando anche dell’omofobia clericale, argomento molto attuale negli ultimi tempi". L’assemblea, secondo le intenzioni degli studenti, avrebbe dovuto svolgersi domani mattina. "Naturalmente abbiamo accettato senza problemi. Per noi incontrare i ragazzi è importantissimo – spiega Bresci – . Invece tra giovedì e venerdì mattina è arrivata la comunicazione che la presidenza aveva negato l’autorizzazione all’incontro. Stupito, chiamo la scuola e parlo con una collaboratrice della preside, che in quel momento non c’era. La signora mi comunica che la decisione è stata presa dal Consiglio d’Istituto secondo il quale l’argomento non era trattabile, o quanto meno non così, perché nella scuola ci sono troppi stranieri che avrebbero potuto sentirsi turbati e che, forse, sarebbe stato meglio fare l’incontro con un gruppo selezionato e ristretto, magari scelto tra gli studenti più grandi".

Insomma, siccome alcuni studenti stranieri sono originari di paesi in cui l’omosessualità è reato o è considerata una malattia o, in ogni caso, un argomento scabroso di cui certo non si può parlare in una scuola, allora non è il caso di affrontarlo, neanche con lo scopo proprio di prospettare la cosa sotto un’ottica diversa e meno discriminatoria di quella a cui sono abituati. E che dire del messaggio che si lancia agli eventuali studenti gay e lesbiche che frequentano quella scuola?

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"Ho fatto presente alla signora che non era un discorso legato solo alla sessualità, anche se può sembrare paradossale precisarlo – spiega Bresci -, ma che si tratta di qualcosa di molto più ampio che riguarda diritti chiesti e negati, la vita quotidiana di milioni di persone, le discriminazioni che queste subiscono. Insomma, alla fine, questo richiamo alla persenza degli stranieri tra gli alunni, ci è sembrato un uso strumentale di questi ragazzi le cui culture, di contro, non vengono tenute in considerazione quando si tratta di imporre simboli cattolici a tutti indistintamente".

Il Comitato di Prato ha diffuso un comunicato stampa sulla vicenda. "Probabilmente, se si fosse parlato di libertà di stampa la presidenza del Livi non avrebbe trovato niente da eccepire, anche se tanti giovani immigrati/e studenti e studentesse a Prato provengono da paesi dove i governi e i regimi locali lottano quotidianamente contro la libertà di espressione in tutte le sue forme. Se si fosse parlato dei diritti delle donne, della lotta al maschilismo e alla misoginia che spesso riducono le donne in condizioni di minorità quando non di vera e propria schiavitù la presidenza del Livi non si sarebbe sentita in obbligo di tutelare l’eventuale sensibilità misogina e maschilista di studenti provenienti da paesi dove le donne hanno ben poco da dire – si legge nella nota -. (…) Come associazione gay e lesbica riteniamo estremamente scorretto che si scarichi questo disagio tutto italiano, questa incapacità di sereno confronto sui diritti lgbt, sugli studenti e sulle studentesse stranieri/e, come se la scuola non fosse un luogo di formazione e confronto anche per loro ma solo un teatro di opposti fondamentalismi, come se la violenza omofobica in Italia fosse iniziata a causa dell’immigrazione, come se la presenza multiculturale (e non l’incultura diffusa, la mancanza di laicità, la criminalità organizzata) impedisse all’Italia di svilupparsi e crescere in senso pienamente europeo".

Per di più, essendo le scuole troppo spesso teatro di bullismo a sfondo omofobo, è proprio lì che certi argomenti devono essere affrontati nel modo giusto per evitare che i ragazzi sviluppino una percezione sbagliata e fuorviante dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere.

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"Ovviamente ho fatto sapere all’ufficio della presidenza che avremmo risposto e lo faremo – conclude Bresci -. Domani mattina, giorno in cui avrebbe dovuto svolgersi l’assemblea, saremo davanti al Liceo Livi e distribuiremo agli studenti un volantino con il nostro comunicato, in modo che tutti siano informati su quello che è successo. Inoltre distribuiremo anche del materiale informativo, prodotto dal Azione Gay e Lesbica di Firenze, tradotto in cinese, arabo, rumeno, albanese oltre che in italiano, perché pensiamo che tutti abbiano diritto ad informarsi quando ne sentono l’esigenza. A prescindere dalla cultura di appartenenza".

A quanto pare, alcuni degli studenti del liceo hanno già fatto sapere al Comitato che saranno insieme agli attivisti a distribuire il materiale ai loro compagni di scuola.