Tunisia: escono dal carcere i sei ragazzi accusati di omosessualità

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Prima importante vittoria in tribunale. Ora li attende il secondo grado, ma tornano liberi

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La Corte d’Appello di Sousse ha deciso giovedì scorso di far uscire dal carcere i sei studenti tunisini condannati a dicembre a pesanti sanzioni penali per omosessualità. Il loro avvocato, Fadua Braham, ha risposto alle domande di un quotidiano tunisino locale, Jeune Afrique.

I sei ragazzi erano stati condannati in primo grado a tre anni di reclusione per “pratiche omosessuali”, il massimo della pena ai sensi dell’articolo 230 del codice penale tunisino, e il divieto di 5 anni di soggiorno nella città di Kairouan, dove i ragazzi studiavano. Avevano persino subito un “esame anale”, una pratica orrenda di cui avevamo già parlato in passato, già più volte e fortemente criticata dalle associazioni per i diritti umani.

Il loro avvocato, Fadua Braham, che Gay.it aveva già intervistato mesi fa a proposito della vicenda di un altro ragazzo, si è detta “ottimista” per il resto del processo, la cui prossima udienza si terrà il 25 febbraio. L’avvocata, che ha ricevuto l’incarico dall’Organizzazione mondiale contro la tortura (OMCT), è la stessa infatti che aveva difeso il giovane Marwen (nome finto) condannato in appello nel dicembre del 2015 a due mesi di carcere.

I sei giovani tunisini condannati per omosessualità sono tutti stati rilasciati?

Stiamo mettendo insieme le loro fideiussioni In attesa della prossima udienza il 25 febbraio [dovranno circa pagare 500 dinari, 250 euro a testa, per poter essere rilasciati, ndr]. Uno di loro è stato rilasciato lo scorso 7 gennaio perché la sua famiglia ha pagato per lui. Ma mi piacerebbe molto che fossero le associazioni a sostenere questo costo, per dimostrare in concreto che la società civile può affrontare queste inconcepibili restrizioni di libertà. Il dato di fatto è che questi giovani sono tutti liberi di stasera [8 gennaio, ndr].

Come interpreta la decisione del giudice?

Il fatto che il giudice abbia deciso di rilasciare i ragazzi è un segno di speranza. Ha avuto il coraggio di agire secondo la propria coscienza e ha preso in considerazione il fatto che sono molto giovani. Quattro di loro avevano solo 18 anni. Per ora, il processo procede bene: io sono ottimista.

Come vede il proseguo del processo?

Questi sei giovani saranno in grado di tornare alle loro famiglie fino alla prossima udienza del 25 febbraio. Chiederemo di cambiare tribunale per l’appello. Se non lo otterremo, come è avvenuto nel caso dello studente Marwen che è apparso in appello dinanzi allo stesso giudice, andremo alla Corte di Cassazione. La nostra mobilitazione è completa. Non ci fermeremo qui, soprattutto perché ci aspettiamo che ci sia altri casi come questo.

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