Tunisia, ragazzo gay rapinato e stuprato. Arrestato per sodomia e sottoposto a test anale

Secondo il giudice, la vittima ha violato l’articolo 230 del codice penale: reato di sodomia.

Storie incredibili ai nostri occhi, quelle raccontate da Il Grande Colibrì. Un ragazzo gay conosce un coetaneo tramite Facebook, in Tunisia. Dopo una breve conoscenza via chat, decidono di vedersi, quindi si danno appuntamento. Quando il ragazzo arriva all’abitazione del suo contatto, però, all’interno scopre che lo attendono due uomini. Cerca di andarsene, ma i due lo trattengono, lo picchiano, gli rubano tutti gli oggetti di valore e infine lo stuprano. Una volta concluso l’incubo, lasciano scappare il ragazzo. Traumatizzato, ferito e senza nemmeno un soldo, decide di recarsi alla Polizia per avere giustizia.

Denuncia il fatto, e le autorità in pochi giorni identificano i due aggressori e li arrestano. Ma non sono gli unici a finire in carcere. Il ragazzo gay ha violato il codice penale della Tunisia, più precisamente l’articolo 230, quello che contesta il reato di sodomia. Non importa se è una vittima che è stata picchiata e violentata, in Tunisia deve essere punita. Così, mentre per i due aggressori non è ancora certa la pena, la madre del ragazzo e l’Association des Jeunes de Sfax pour la Démocratie et les Libertés hanno confermato che la vittima si trova in carcere.

In prigione il ragazzo continua a essere violentato

Il ragazzo, in carcere è oggetto di molestie da parte degli altri detenuti. Rivive quotidianamente l’incubo di qualche settimana fa, a casa dell’uomo conosciuto su Facebook. Il giudice, inoltre, vuole capire se è “abituato alla sodomia”, ordinando un test anale. Una seconda umiliazione, un secondo incubo, una seconda tortura. La pratica che non ha alcuna rilevanza scientifica, utilizzata ancora in molti Paesi, dovrebbe aiutare un medico specializzato a capire se una persona è omosessuale o no, inserendo un oggetto metallico di forma ovale nell’ano.

Essere omosessuali in Tunisia

Una storia simile è avvenuta a in ingegnere tunisino che vive negli Emirati Arabi Uniti con il suo compagno. Tornato nel paese d’origine per passare le vacanze, è stato arrestato e le autorità hanno trovato sul suo cellulare un video in cui l’ingegnere e il compagno hanno un rapporto sessuale. Lo hanno guardato, umiliando l’uomo e denigrandolo. Gli insulti, anche se indirettamente, sono arrivati anche dalla procuratrice che si è occupata del caso. La donna gli avrebbe consigliato di ascoltare la parola di Dio, ricordandogli che la sodomia viene considerata haram, ovvero una pratica vetata dalla religione. Infine, ha sostenuto che l’omosessualità causerebbe anche delle malattie.

Il caso dell’ingegnere non è ancora terminato. Per questo motivo non ha potuto lasciare la Tunisia, e la società dove lavora a Dubai lo ha licenziato. Con la perdita del lavoro, l’uomo ha perso anche il permesso di soggiorno per gli Emirati Arabi.