TUTTI CONTRO LA MINISTRA

Gay Pride un errore? No alle unioni omosex? Le associazioni gay si ribellano alle parole della Prestigiacomo. Da sinistra e da destra. E rispondono per le rime: "A Padova saremo migliaia".

Dopo le dichiarazioni contro i gay pride e contro matrimoni e adozioni per gli omosessuali, la ministra delle Pari Opportunità Stefania Prestigiacomo ha scatenato una serie di reazioni tra i presidenti delle associazioni gay e nel mondo omosessuale. In particolare, si punta il dito sul brusco cambio di rotta della ministra, che recentemente pareva aver aperto una porta sulle legalizzazioni delle unioni civili e sui diritti dei gay. Invece ha cambiato idea, lo scorso 8 marzo a Venezia.

E quanti pensavano di poter trovare in Stefania Prestigiacomo un interlocutore aperto, capace di mettere il nostro paese in linea con gli standard europei in tema di lotta alla discriminazione, hanno dovuto masticare amaro. Il presidente nazionale Arcigay, Sergio Lo Giudice, in una lettera aperta ricorda al ministro che "non è vero che in questo Paese ognuno è libero di vivere la propria sessualità", come invece aveva affermato la Prestigiacomo ribadendo l’inutilità delle manifestazioni gay. "Diritti che lei giudica "impossibili" – afferma Lo Giudice – come il riconoscimento giuridico delle coppie dello stesso sesso, sono già stati riconosciuti dalla maggior parte degli stati europei (Francia, Germania, Portogallo, Paesi Bassi, Belgio, Danimarca, Svezia, Norvegia, Finlandia, Islanda). Per queste ragioni, forse, in Italia come in nessun altro Paese europeo è oggi necessario scendere in piazza e manifestare per una piena uguaglianza di diritti e pari dignità sociale delle persone". Così, augurandosi di poter "collaborare positivamente col suo Ministero", Lo Giudice invita il ministro a unirsi ad Arcigay nel Gay Pride dell’8 giugno: "A Padova – conclude – saremo in migliaia".

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Dal capoluogo veneto arriva anche la voce di Alessandro Zan, presidente del circolo Arcigay Tralaltro e membro del coordinamento dei circoli del nord-est nonchè organizzatore del prossimo Pride: al ministro, Zan ricorda che "il gay pride non è una manifestazione, come lei ha brutalmente liquidato, dove si portano in piazza le proprie abitudini sessuali, ma è un momento di rivendicazione alta di tutti quei diritti che a tutt’oggi sono negati a una parte cospicua di cittadini". Secondo l’attivista padovano, le affermazioni del ministro "offendono profondamente, soprattutto perché ritrattano in modo palese quello che sembrava essere un suo preciso impegno sul fronte del riconoscimento delle coppie omosessuali e di normative antidiscriminatorie". Bisogna sottolineare inoltre che le affermazioni contro il Pride della ministra Prestigiacomo avvengono già in un clima che a Padova è surriscaldato, con minacce e incursioni violente nella sede Arcigay della città veneta.

Attaccano duramente anche i gruppi vicini a Rifondazione Comunista. Il GLO – Gruppo di Liberazione Omosessuale, invita il ministro a rassegnarsi, e attacca: "quanto più lei e il governo del quale fa parte tenterete di chiudere le piazze, tanto più noi le riempiremo", affermano, lanciando un appello per una massiccia partecipazione al Gay Pride di Padova, "per dire che il sesso fa bene, e che vogliamo un Paese libero e laico".

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Anche gli omosessuali di centro-destra si dicono "stupiti" dalle dichiarazioni della Prestigiacomo: auspicando "l’inizio di un dialogo col Ministro e col Governo" sulle questioni gay, GayLib invita il ministro a chiarire "che le sue dichiarazioni non significano la negazione di ogni possibilità di dialogo, di cui invece c’è grande bisogno e per il quale GayLib è sempre a disposizione".

Ricordiamo che a Venezia la forzista siracusana ha riconosciuto che come ministro ha "il dovere di tutelare e ascoltare le minoranze", ma ha anche precisato che per quanto riguarda i diritti chiesti dalla comunità gay, è impossibile "il riconoscimento per le coppie omosessuali di adottare dei figli, oppure di sposarsi o di vivere una situazione di coppia di fatto equiparata al matrimonio". Perché? "Non fa parte – taglia corto la ministro -della linea di questo Governo". E contro questa linea le comunità gay insorgono.