Tutti contro Maroni: “Via Expo e il patrocinio dal convegno omofobo”

La comunità lgbt ad Expo: “Via il logo e poi ci incontriamo”. Anche la Cgil contro Maroni.

Disposti a dialogare con Expo, ma non prima che quel logo, finalmente, sparisca dalla locandina del convegno “Difendere la famiglia per difendere la comunità”. È questa la posizione della comunità lgbt all’indomani delle dichiarazioni del Commissario Unico di Expo Giuseppe Sala che ieri aveva dichiarato a Repubblica di non avere mai dato l’autorizzazione all’uso del marchio in questa circostanza. Sala aveva anche chiesto, invano, alla Regione Lombardia di togliere il simbolo dell’Esposizione dalla locandina.

IL CIG ARCIGAY MILANO

“Evidentemente le critiche mosse dall’intera società civile al convegno – ha dichiarato Fabio Pellegatta, presidente del CIG Arcigay Milano – non sono bastate per convincere gli organizzatori a fare marcia indietro”.

“Fa specie osservare come figure che dovrebbero essere portavoci della cultura o delle istituzioni – continua Pellegatta riferendosi alla conferenza stampa con cui ieri è stato presentato il convegno -, diano invece sfoggio di ignoranza e incompetenza. È davvero inaccettabile che una rappresentante delle istituzioni travisi la realtà creando minacce immaginarie pur di avallare vere e proprie campagne di odio e di discredito che offendono l’impegno di molti volontari che operano da anni nel campo della lotta al bullismo e all’omofobia come il Gruppo Scuola del CIG Arcigay Milano”.

TUTTI CONTRO MARONI

Giuseppe Sala, commissario unico di Expo 2015

Giuseppe Sala, commissario unico di Expo 2015

E dalla parte della comunità lgbt si schierano sempre più soggetti politici, istituzionali, sindacali e sociali. “L’Esposizione universale di Milano, che l’Italia sta preparando con tanta passione e tanto impegno – ha ribadito ieri il Ministro Martina , che la la delega all’Expo -, sarà una grande piazza di dialogo dove tutti troveranno cittadinanza. Expo Milano 2015 è sinonimo di rispetto e tolleranza e nessuna strumentalizzazione potrà fare venire meno questo nostro caposaldo”. Gli fa eco l’onorevole Giovanna Martelli, consigliera di Renzi per le Pari Opportunità. “L’uso del logo Expo è fuori luogo – ha dichiarato Martelli -. Non solo è puramente strumentale ma inficia anche la finalità principale dell’Expo”.

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A Palazzo Marino, poi, il centrosinistra ha presentato un ordine del giorno per chiedere al sindaco Giuliano Pisapia di intervenire in qualità di socio di Expo 2015. Nel testo, che porta la firma del capogruppo della Sinistra per Pisapia, Anita Sonego, e a cui hanno aderito anche i gruppi di Pd, Sel, Radicali e Cinque Stelle, si legge che “la nostra Regione si presenta alla comunità internazionale come un’istituzione omofobica ed intollerante. L’evento universale, ribadiscono i consiglieri, dovrebbe “favorire l’incontro e la collaborazione tra i popoli e gli individui e non la discriminazione delle varie forme con cui si manifestano la vita e l’amore“.

LA CGIL, L’ORDINE DEGLI PSICOLOGI E I 5000 DEL PRESIDIO

Giovanna Martelli, consigliera del Primo Ministro per le Pari Opportunità

Giovanna Martelli, consigliera del Primo Ministro per le Pari Opportunità

Alla protesta si associa anche la Cgil Lombardia, che in una nota chiede “formalmente” al presidente della Regione Roberto Maroni di “ritirare il patrocinio dell’istituzione che rappresenta e il logo di Expo, e di rinunciare a concludere” il convegno. Come “organizzazione in difesa dei diritti e della libertà delle persone, uomini e donne, a prescindere dalle scelte e dagli orientamenti sessuali”, il sindacato esprime “forte contrarietà ad una iniziativa come quella che un gruppo di associazioni cattoliche integraliste ha organizzato per il 17 gennaio a Milano”. “Coinvolgere poi un grande evento come Expo – prosegue la nota – vetrina internazionale dalla quale non può provenire un’immagine così retriva e di parte del nostro Paese e della nostra Regione, ci pare un fatto particolarmente grave”.

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Infine, dopo la petizione lanciata da alcuni professionisti lombardi, anche l’Ordine degli Psicologi si esprime sulla questione. Sul sito dell’Ordine , il presidente Riccardo Bettiga ribadisce “da un lato, la sentita e naturale condanna rispetto alle “terapie riparative” e, dall’altro, il ruolo istituzionale proprio dell’Ordine nei rapporti con altri enti, istituzioni e verso la società”. Ripercorrendo il processo che ha portato alla depatologizzazione dell’omosessualità (iniziato, va ricordato, nel lontano 1973), Bettiga ricorda che si tratta comunque di un principio “saldamente radicato nella nostra norma deontologica e, come tale, è di doverosa applicazione a prescindere dalle posizioni etiche, morali o religiose di qualunque collega”.

Intanto, le adesioni al presidio organizzato dai Sentinelli di Milano , in concomitanza con il convegno del 17 gennaio, sono arrivate a quota 4900. E la cifra è destinata a crescere.