TUTTI IN PACS VERSO IL VOTO

Mentre le polemiche sulla manifestazione di sabato a favore dei Pacs non accennano a placarsi, saranno le elezioni il momento clou della battaglia per i Pacs. Le immagini della giornata.

ROMA – Cinquantamila partecipanti, decine di associazioni e parlamentari, gli occhi della stampa nazionale puntati, e molta voglia di laicità: erano davvero “Tutti in Pacs” sabato scorso in Piazza Farnese a Roma.

La manifestazione, a sostegno alla proposta di Franco Grillini per l’istituzione di una legge per le unioni civili anche in Italia, è stata travolta da polemiche feroci, incominciate ben prima che la piazza rispondesse all’appello di Arcigay.
I Pacs hanno diviso tutti gli schieramenti che si ritrovano già in clima da campagna elettorale. Il centro-destra ha scelto toni da crociata moralizzatrice legandosi alla scomunica ratzingeriana, di qualche giorno fa, di “Tutti in Pacs” e puntando ad un attacco diretto agli omosessuali, che, però, non sarebbero gli unici beneficiari delle unioni civili come testimoniavano le numerose coppie eterosessuali presenti sul palco.

La quintessenza della “politica dall’inginocchiatoio” l’ha espressa Francesco Cossiga delegando totalmente al papa la linea politica da seguire sul tema: «Qualunque sia stata in passato la mia opinione sull’eventuale riconoscimento di obblighi morali che potrebbero sorgere da convivenze di fatto tra eterosessuali e non eterosessuali, io da cattolico aderirò al giudizio del Papa e, nel Paese ed in Parlamento, mi adeguerò alle sue direttive».
Tra i neo-moralizzatori l’insultante Ministro delle riforme Roberto Calderoli: «La famiglia è una cosa seria, basata sull’amore tra un uomo e una donna per generare dei bambini e quindi far crescere la società. Pacs e porcherie varie hanno, invece, come base l’arido sesso e queste assurde pretese di privilegi da parte dei culattoni sono fuori luogo e nauseanti» e Pier Ferdinando Casini, Presidente della Camera dei Deputati, seppur invitando al rispetto per i gay, ha ribadito che «per famiglia intendo ancora che ci sia un uomo e una donna altrimenti faccio fatica ad identificarla» e ha liquidato la manifestazione come «da avanspettacolo, non una cosa seria».

Il centro-destra, infine, ha attaccato l’Unione denunciandone la presunta deriva “grillinizzante”. Carlo Giovanardi, Ministro per i rapporti con il Parlamento è perentorio: «Il dileggio, l’insulto, gli atteggiamenti di scherno verso valori largamente condivisi dal popolo italiano, emersi dalle manifestazioni di sabato a Roma e a Milano, dimostrano che Romano Prodi è prigioniero di forze radicali ed estremiste che guardano a Zapatero piuttosto che a De Gasperi».
L’Unione, che ha mantenuto un profilo basso sulla manifestazione di Milano a difesa della legge 194, sui Pacs si è scatenata. Romano Prodi, leader dello schieramento, si è detto amareggiato per la manifestazione in una telefonata a Franco Grillini mentre Clemente Mastella, leader dell’Udeur, richiamandosi ai valori cattolici, ha brandido la spada di Damocle dell’uscita dal governo di sinistra su questi temi. Ma un Governo di centro-sinistra non esiste ancora…

La Margherita si è spaccata tentennando tra favorevoli (come il capogruppo del partito in Campidoglio, Luca Nitiffi, che si è iscritto ad Arcigay per esprimere solidarietà alla battaglia per i Pacs), contrari come Giuseppe Fioroni, responsabile enti locali della Margherita che ha dichiarato: «nella sua bozza di programma l’Unione ha detto sì alla linea della tutela dei diritti, ma ha detto no a tutte quelle formule che scimmiottano il matrimonio» e contrariati come la vicesindaco di Roma Maria Pia Garavaglia: «La delicatezza e la complessità della questione esigono dialogo e atti concreti di solidarietà, altro che gesti spettacolari capaci solo di dividere e creare inutili provocazioni» e Rosy Bindi per la quale la manifestazione «non serve a nulla se non a spaventare il Paese».
Fortuna che i DS, Rifondazione Comunista, Radicali, Nuovo PSI, Rosa nel Pugno e Verdi, con una nutrita rappresentanza in piazza, non hanno mostrato tentennamenti.

Al di là delle polemiche politiche del 14 gennaio restano due piazze stracolme che chiedevano più laicità nella politica italiana. Quella di Roma, che ha risposto con sobrietà a coloro che la volevano provocatoria e trasgressiva, ha puntato l’indice sugli affetti di eterosessuali ed omosessuali, amareggiati per l’assenza di una legge di tutela, e la classe politica ha risposto con troppa ambiguità e troppo facile clericalismo.
Purtroppo, per arrivare ad una approvazione dei Pacs nella prossima legislatura ci sarà da rimboccarsi le maniche: «Per prima cosa dobbiamo pensare ad eleggere deputati gay, o gay friendly – ha dichiarato un soddisfatto Franco Grillini, tra i protagonisti di Tutti in Pacs – e poi saremo tutti al gay pride di Torino, ma, è il nostro voto che conta ora».

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