TUTTI IN VILLA, SIAMO GAY!

Il Cassero si trasferisce alla Salara, apre la nuova sede dell’Arcigay Nazionale. Una villa del ‘500. Grandissima. E a Bologna saranno feste ed eventi. Appuntamento il 2 marzo, per l’inaugurazione.

BOLOGNA – "Abbiamo cambiato i tempi, ora cambiamo gli spazi". Lo slogan scelto è quello di minoranza. Una democrazia perfetta rispetta chi la pensa in modo diverso. Al Cassero funziona così. Hanno pensato questa frase, hanno votato, è finita in minoranza ma lo stesso l’hanno stampata su tutti i manifesti e i volantini distribuiti in città. Affiancata da un sottotitolo: "Andiamo alla Salara: la chiameremo Cassero".

Fra pochi giorni, a inizio marzo, il Cassero trasloca. Abbandona la vecchia porta Saragozza, storica sede di 20 anni di Arcigay, che sarà restaurata e concessa ai vigili urbani, e va incontro al suo futuro tuffandosi nella storia. Un altro monumento è stato concesso ai gay bolognesi (e alla sede nazionale di Arcigay), La Salara, un palazzotto cinquecentesco in cui veniva depositato il sale. Cinquecento metri quadri di spazio, ottocento metri quadri di giardino, un contributo dal Comune che praticamente copre l’affitto del locale. Una manna, insomma.

Del trasferimento del Cassero si parlava da anni. Ma solo ora, con una maggioranza di centro destra al Comune di Bologna, si è riusciti a raggiungere un accordo. Da quel 28 giugno 1982, quando fu inauguarata la sede di Porta Saragozza, le opposizioni, le dichiarazioni violente e discriminatorie, le azioni di forza contro il Cassero sono state innumerevoli. Ma invece di sgretolarsi, la torre dalla quale si impone la lapide della "Vergine del colle della Guardia", e sotto cui passava la storica processione della "Madonna di San Luca", è diventata sempre più resistente. Forse proprio in reazione alle opposizioni e dei razzismi. Ormai tutti a Bologna sanno chi protegge, la Porta Saragozza.

Non tanto la città ma una delle sue minoranze.

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Da vent’anni la Curia le prova tutte per riuscire a far sloggare i gay dall’antico Cassero. Gli integralisti cattolici veronesi sono addirittura scesi fino a qui ad imbrattare le storiche mura pur di danneggiare i gay. Ma invece no. La porta ha resistito. Ha protetto. Non solo, il terrazzo con i suoi spettacoli a cielo aperto ha dato visibilità. La cultura, ha trovato nella torretta centrale il "luogo alto" che merita. La famiglia è diventata sempre più grande. Le feste sempre più frequentate. Impossibile fare meglio. Per mancanza di spazio.

I gay del Cassero erano prigionieri di un simbolo. La conquista della porta. Una conquista da difendere ogni giorno da un lato ma limitatrice dall’altro. Impossibile abbandonarla, scambiarla con un’altra sede comunale. Ad ogni volta si risvegliavano i mastini della curia, gli omofobi da strapazzo, senza lungimiranza politica. Forse per assenza di idee o forse per assecondarli, il comune (allora di sinistra) proponeva sedi inadeguate, lontane, inaccessibili. E i gay si trinceravano nella porta.

Poi, nel maggio 2001, il sindaco Giorgio Guazzaloca, macellaio della lista civica "La tua Bologna", si dimostra non solo civico ma anche civile. Incontra i rappresentanti del Cassero e chiede loro di cosa hanno bisogno. "Di una nuova sede" è la risposta del presidente del circolo Samuele Cavadini (foto) "più grande, in una posizione simile a quella del Cassero, cioè centrale, con uno spazio all’aperto". Guazzaloca lo ha guardato negli occhi ed ha risposto: "Vi va bene la Salara?". Affare fatto.

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"Ci ha proposto una sede grande il doppio" ci spiega Cavadini "sui Viali della città come il Cassero, cioè in centro, ma ancora più vicina alla stazione, un altro monumento storico, che dovremo rispettare (è la nostra gioia e la nostra sofferenza), ma con un giardino di 800 metri quadri. Non potevamo dire no! Fra l’altro la proposta della Salara era già uscita con l’amministrazione di sinistra ma era stata accantonata perché considerata impraticabile". Per quali motivi non si sa. "Non ci cacciano dal Cassero. Siamo noi che ce ne andiamo" continua Cavadini "Abbiamo finalmente ottenuto quello che pensavamo ci spettasse. E il merito è da attribuire alla volontà del sindaco di risolvere la questione".

E di imbonirsi i cattolici bolognesi in vista delle prossime scadenze elettorali. Se l’altra volta infatti la sua vittoria è stata una sorpresa dovuta alle divisioni e alla scarsa lungimiranza della litigiosa sinistra stavolta un’opposizione alla sua rielezione sarà organizzata.

Il nuovo Cassero della Salara sarà quindi organizzato meglio. La parte superiore (250 metri) dedicata a Centro di Documentazione sarà aperta a tutti e non solo ai tesserati Arcigay, offrirà maggiori possibilità di consultazione non solo di libri e riviste ma anche di video e internet. La parte inferiore (altri 250 metri) sarà aperta solo per gli spettacoli e gli avvenimenti, molto più frequenti e di qualità molto superiore rispetto ad oggi. Il giardino (800 metri) sarà invaso anche quello appena il tempo lo permetterà da spettacoli e feste.

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"Il Comune ci ha riconosciuto la nostra utilità pubblica" spiega Cavadini "e in cambio del fatto di aprire il Centro a tutti ci concede un contributo di 90 milioni l’anno, esattamente il costo dell’affitto della nuova sede".

E chissà che il 2 marzo alle 18, giorno dell’inaugurazione ufficiale, sia presente anche il sindaco Giorgio Guazzaloca (foto sopra).

Programma:

sabato 2 marzo

festa di inaugurazione della nuova sede

Mostra di Iacopo Cassigoli

di Giacomo Leso