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Il Consiglio dei ministri approva il decreto legge con cui si recepisce la direttiva comunitaria che combatte le discriminazioni, basate anche sull’orientamento sessuale. Ora passa al Parlamento.

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ROMA – Nella seduta del 12 marzo, il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto legislativo con cui si recepisce la direttiva comunitaria 2000/78 che combatte le discriminazioni, sia dirette che indirette, basate sulla religione, le convinzioni personali, l’handicap, l’età e l’orientamento sessuale (anche se, nella traduzione italiana, l’espressione, sexual orientation è tradotta con il più generico “tendenze sessuali” e non con l’espressione, scientificamente corretta , “orientamento sessuale”).
Il decreto legislativo dovrà ora essere sottoposto per l’approvazione definitiva al parere della Conferenza Stato-Regioni e/o delle competenti Commissioni parlamentari.
“Soddisfazione condizionata” ha suscitato da parte di Arcigay la notizia dell’approvazione dello schema di recepimento della direttiva: “Si tratta di un impegno che il Governo Italiano aveva già assunto in sede europea – commenta il presidente nazionale, Sergio Lo Giudice – Adesso aspettiamo di vedere come si intenderà dare attuazione al decreto e quale sarà il coinvolgimento delle parti sociali e delle associazioni. Vigileremo sui prossimi passi del governo e del Parlamento per evitare che il recepimento della direttiva non rappresenti un’occasione mancata di affrontare in modo serio il tema del mobbing sul lavoro contro gay, lesbiche e transessuali”.
Soddisfazione è stata espressa da parte del ministro per le pari Opportunita’ Stefania Prestigiacomo che definisce il provvedimento “un importante passo avanti nella lotta alle discriminazioni e per una Italia piu’ attenta ai diritti e alle liberta’ civili”. Entrando nel merito Prestigiacomo osserva che nel decreto, elaborato dal Welfare e dalle Pari Opportunita’, “viene accolta una nozione molto ampia e chiara di tutela ricomprendendo esplicitamente fra le fonti di possibili discriminazioni la religione, le convinzioni personali, l’handicap, l’eta’ e le tendenze sessuali. Tale tutela – spiega – riguarda l’accesso all’occupazione, le condizioni di lavoro e le opportunita’ di carriera, la formazione professionale e le attivita’ nell’ambito delle organizzazioni dei lavoratori o dei datori di lavoro”.
“Si definisce inoltre – prosegue – il diritto alla tutela dalle discriminazioni sia dirette che indirette, rendendo in questo modo perseguibili anche comportamenti elusivi che apparentemente neutri risultano invece discriminatori; a tal fine vengono ricomprese fra le discriminazioni anche le molestie, intese come comportamenti indesiderati che violano o ledono la dignita’ di una persona e creano un clima intimidatorio e ostile. Inoltre, la tutela giurisdizionale gia’ prevista in tema di discriminazioni razziali dal testo unico sull’immigrazione viene estesa a tutti i casi di discriminazione contemplati dalla direttiva comunitaria”. Di particolare rilievo, infine, per Prestigiacomo, e’ la previsione di promuovere intese con le parti sociali per favorire, anche in sede di contrattazione collettiva, l’adozione di regole e di codici di comportamento anti-discriminazioni.

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