Uccidere gay e lesbiche non è più condannato dall’Onu

L’orientamento sessuale non è più nell’elenco delle motivazioni di condanna delle uccisioni extragiudiziali stilato dall’Onu. La modifica per volere di alcuni paesi africani e islamici.

Le uccisioni extragiudiziali a causa dell’orientamento sessuale non sono più formalmente condannate dalle Nazioni Unite. Almeno non esplicitamente come era stato dal 2008 ad oggi.

Due anni fa, invece, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvò una risoluzione che condannava le esecuzioni extragiudiziali, sommarie ed arbitrarie ed altre uccisioni. Nel testo furono incluse, dichiaratamente, anche le uccisioni causate dall’orientamento sessuale delle vittime. Proprio ieri, per iniziativa del Marocco e del Mali, che si esprimevano per conto dei paesi africani e islamici, l’espressione "orientamento sessuale" è stata cancellata e sostituita con la più generica, ambigua e difficilmente interpretabile "ragioni discriminatorie su qualsiasi base". La modifica è stata approvata con 79 voti a favore e 70 contrari.

"Grazie alla mancanza di quei ‘gruppi democratici’ previsti dalla Comunità delle Democrazie, questa grave modifica causerà una maggiore impunità per coloro che promuovono in ogni angolo della terra azioni violente contro le persone lesbiche, gay, bisessuali e trans gender – è la denuncia del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito e dell’Associazione Radicale Certi Diritti -, specie in paesi dittatoriali o teocratici, ma anche laddove l’omosessualità è considerata un reato penale e dove tale violenza è quindi legge dello Stato".

"Non è un caso – continuano i radicali – se proprio quei paesi che hanno deciso di togliere l’orientamento sessuale nel testo della Risoluzione, sono quelli tra i più omofobi e dove le persecuzioni non sono nemmeno denunciate perché facenti parte di una cultura dominante, ora sarà più facile per loro considerare reato o peccato l’omosessualità e quindi non considerare discriminatorie le violenze a causa dell’orientamento sessuale".

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"L’Italia, che fa parte del Comitato di pilotaggio delle Comunità di Democrazie – conclude la nota -, deve rilanciare con forza quanto contenuto nella Dichiarazione di Varsavia del 2000 e cioè un coordinamento all’ONU dei paesi democratici che di volta in volta organizzino i voti su tematiche relative ai diritti umani. Il Ministro Frattini, molto attivo contro le persecuzioni, specie se contro i cristiani, si assuma le sue responsabilità".