Non c’è mai stata l’udienza del Papa con un gruppo LGBT. Ma una delegazione ha incontrato il Segretario di Stato

Il cardinale Parolin ha incontrato una delegazione che ha presentato i risultati di uno studio sui Caraibi, che ancora oggi criminalizzano l’omosessualità.

Avevano scherzato. Nessun incontro tra Papa Francesco e una delegazione LGBT. Tantomeno un discorso “storico” sull’omosessualità. A diffondere la notizia era stato Frederic Martel, autore del libro Sodoma. La notizia era stata ripresa da diversi giornali, tra cui Il Fatto Quotidiano. Ma il portavoce è intervenuto, smentendo l’incontro e un fantomatico discorso di rivoluzione. Che Martel volesse fare un scherzo da primo aprile o avesse informazioni sbagliate, non si sa. Quel che è certo, però, è che un incontro c’è stato davvero. Ma non con il Papa, bensì con la seconda persona più importante all’interno del Vaticano.

Il cardinale Parolin, nonché Segretario di Stato di Sua Santità, venerdì ha incontrato un gruppo LGBT che ha presentato i risultati di uno studio riguardante la criminalizzazione dell’omosessualità ai Caraibi. Lo studio è stato eseguito dall’Instituto Interamericano de Derecho Humanos (Iidh) e ha indicato un grave collegamento tra le leggi che criminalizzano l’omosessualità nei paesi caraibici e il comportamento della società nei confronti della comunità LGBT, costretta a subire discriminazioni, abusi e violenze. Secondo la delegazione, anche la Santa Sede ha una responsabilità in questo.

L’intervento del Papa contro la criminalizzazione dell’omosessualità

Durante la conferenza stampa che si è tenuta a seguito dell’incontro con il Segretario di Stato, il gruppo LGBT ha spiegato che la Chiesa Cattolica dei paesi centro-americani avrebbe una responsabilità per il clima d’odio nei confronti dell’omosessualità, e hanno chiesto l’intervento del Vaticano e del Papa per contrastare le leggi sulla criminalizzazione LGBT.

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Durante la conferenza, Leonardo Raznovich (uno dei presenti all’incontro) ha spiegato che tutte le Chieste cristiane hanno contribuito a inasprire l’atteggiamento discriminatorio. Ma lo stesso Raznovich, secondo quanto riportato da La Stampa, ha confermato che un intervento da parte di Papa Francesco c’è stato. Sarebbe avvenuto dopo che la Corte Suprema del Belize aveva dichiarato incostituzionale la legge che criminalizza gli omosessuali. La Chiesa cattolica locale aveva impugnato questa decisione, ma l’intervento della Santa Sede aveva convinto la prima a lasciare stare, consentendo così al Belize di eliminare dal proprio codice la legge illegittima. Da questo intervento, si era giunti a parlare di un’udienza privata con Papa Francesco. Ma la baronessa Helena Ann Kennedy (giurista britannica presente all’incontro) ha confermato che l’incontro con il cardinale è stato proficuo e ha aperto una finestra su un serio dialogo sulla questione.

Speravamo di vedere il Papa stesso, ma alla fine non era disponibile. […] Fino a pochi giorni fa pensavamo di vederlo, poi abbiamo saputo che non era disponibile. Siamo stati tristi di non poterlo vedere, ma forse lo vedremo la prossima volta. Possiamo solo immaginare che avesse questioni di Stato che richiedevano la sua presenza. […] Siamo stati ricevuti da Parolin che è stato molto recettivo. 

Grande apertura da parte della Santa Sede

La baronessa Kennedy ha poi continuato spiegando che:

Il Cardinale è stato molto reattivo sull’idea di persecuzione, sottolineando che non è ammissibile una tale persecuzione nella società. 

E ci sono possibilità per nuovi incontri, anche se non si conoscono ancora delle date ufficiali:

è stato molto chiaro (il cardinale, ndr) che si è aperto un processo e un dialogo. Si è aperta una discussione, è possibile far ascoltare le ragioni Lgbt. 

Infine, Raznovich ha confermato che il Papa ha già dimostrato interesse sulla questione:

in certa misura è responsabile per questo incontro. Dopo essere intervenuto sulla Chiesa in Belize ha voluto sapere di più di questa ricerca, e questo è il motivo per cui oggi siamo qui. 

Sarà ora premura del cardinal Parolin riferire l’esito dell’incontro direttamente a Bergoglio, presentando i risultati dello studio. Questi saranno pubblicati a febbraio del prossimo anno, al termine di una ricerca più approfondita.