UE bacchetta gli stati: “Riconoscere i matrimoni celebrati all’estero”

Il Parlamento di Bruxelles ha adottato un rapporto che ricorda il principio di libera circolazione di tutte le famiglie anche quelle gay. Lo Giudice: “Non si manda in frantumi una famiglia al confine”

Secondo il Parlamento Europeo, gli stati membri dell’UE devono impegnarsi per riconoscere i matrimoni gay celebrati negli altri stati del Vecchio Continente. Adottando il “Rapporto di medio termine sul Programma di Stoccolma”, infatti, il parlamento di Bruxelles ha richiamato per l’ennesima volta il principio della libera circolazione di tutte le famiglie ed ha invitato la Commissione Europea a mantenere l’impegno sul fronte del mutuo riconoscimento degli effetti dei documenti di stato civile che ad oggi non vengono riconosciuti automaticamente da tutti gli Stati membri, “causando problemi e discriminazioni inaccettabili a migliaia di coppie omosessuali che hanno contratto matrimonio o si sono unite civilmente in uno degli stati membri dell’Unione Europea” come precisa Sergio Lo Giudice, senatore del Pd.

“Non è accettabile che lo stato civile di un cittadino o di una famiglia europea vada in frantumi alla frontiera di un altro Stato membro – commenta Lo Giudice -. Ed è per noi insopportabile, alla vigilia del semestre italiano di presidenza europea, che questo avvenga soprattutto alle frontiere dell’Italia, che non riconosce rapporti di coniugi e genitorialità consolidati nel resto d’Europa rendendo gruppi di celibi ed orfani quelli che oltralpe sono famiglie a tutti gli effetti”.

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