UN’ALTRA FINE

L’omicidio dell’artigiano di Latina ripropone, in tutta la sua drammaticità, la condizione dei gay anziani. Dimenticati da tutti. A loro sarà dedicato il Pride 2002 di Roma.

MILANO. Un altro omicidio, un altro di noi che se ne va, anche un pochettino per colpa nostra. L’omicidio dell’artigiano di Sezze, in provincia di Latina, ripropone in tutta la sua drammaticità la condizione dei gay anziani.

E merita una riflessione. Il circolo di cultura omosessuale Mario Mieli, (notizia tratta da "Il Nuovo"), ha deciso di dedicare il Pride 2002 di Roma alla solitudine dei gay anziani. Bravi: bravo Giuliani, bravo Mazzotta, bravi tutti. Spero che saranno tantissimi i gay "anziani" che parteciperanno a quella sfilata, proprio le persone anziane che per sfiducia e per demotivazione spesso si lasciano andare, e non partecipano a questo genere di eventi, spero che in migliaia coloreranno dell’argento dei loro capelli il Pride rendendolo veramente fantastico e riuscito. Perché? Loro sono la nostra storia, loro hanno moltissimo da insegnarci ed avrebbero moltissimo da raccontarci, se solo li volessimo stare a sentire.

Si è vero, se siamo giovani e carini ci provano e questo dà fastidio, ed è vero che ci provano anche se non siamo carini ma … in fondo, anche se non ci piacciono le persone mature, che male fanno? È poca cosa il fastidio di una avance non richiesta, se rapportato però alla possibilità di tramandare la storia del movimento, le loro esperienze, i loro sentimenti. I miei amici milanesi di sessant’anni e più mi raccontano con grande trasporto di quando loro erano giovani. Dovreste vedere come gli si illuminano gli occhi, e come alle volte sembra quasi che vinti dal sentimento gli occhi gli si inumidiscano anche un poco.

Luoghi per loro epici come la Shell di viale Fulvio Testi, o i Bastioni di Porta Venezia: loro erano l’avanguardia della libertà che noi oggi ci godiamo! E non gli diciamo nemmeno grazie. "La barbisa" (per via della folta barba) è un mio amico della Stazione: era nei primi COM a fianco di Mario Mieli, e ricorda con nostalgia quei momenti e quegli anni di rivendicazione vedendo, ora, un movimento che secondo lui ha perso tutta la carica propulsiva che aveva in origine. Fermandosi. È bellissimo fermarsi a parlare con lui se la sera non c’è nessuno da farsi, perché è intelligente, e perché ha vissuto prima di noi le stesse problematiche. Farsi ascoltare, affermare dei diritti.

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Siamo una società di cicale: a parole siamo sempre tutti solidali, ma poi nei fatti in che posti andiamo? Andiamo nei posti dove possiamo trovare i nostri simili, e dove possiamo divertirci. Carogna che a qualcuno salti l’uzzolo di cercare qualcosa di alternativo: il BUM BUM BUM della disco che martella, o il BUM BUM BUM del manzo di turno alto bello e biondo che ci sfonda!

Questo, questa domanda di posti "giovani" e di posti "fighi" porta come conseguenza il nascere SOLO di posti così, e di nessun altro luogo dove i giovani possano parlare con gli anziani! Dove vanno i gay anziani? Loro sono rimasti ai posti di batuage, perché trenta anni fa solo quelli c’erano. Ora li trovi al Parco Nord, o alle Buche di Inganni (tutti posti che i milanesi vissutelli conoscono). E sono rimasti ai cinema a luci rosse, perché trenta e quarant’anni fa le saune non esistevano. E noi li lasciamo li, alla deriva dei flutti e degli eventi, a prendersi le coltellate da qualche disperato extracomunitario se non da qualche psicopatico, perché noi non siamo ancora ridotti ad andare a marchette.

Ed anche le marchette, in questo fottuto mondo che cambia in peggio nonostante i nostri sforzi, non sono più come un tempo, ricordatevelo se passate da Piazza Trento: finita da quel dì la poesia di una generazione fa, dove il ragazzino milanese andava a battere in treno a Torino per non farsi scoprire dalla fidanzata e per racimolare i soldini per andare in balera, ed il torinese veniva in trasferta a Milano. Ora, sono sempre più spesso persone pericolose perché spinte dal bisogno: il bisogno di sopravvivere, la fame, la speranza di fare il colpo della vita. In un altro paese, senza un soldo, impauriti. Certo che non tutti sono così, e che ci sono ragazzi onesti e brave persone. Il problema, è che sono sempre di meno.

"Anziani"! … che parola orrenda. Però non me ne vengono altre: tutti chiamano così chi ha i capelli color argento. E pensando ai gay ‘anziani’ mi viene la stessa tristezza che mi sorge quando penso ai nonni che non possono vedere i nipoti, perché i figli non hanno più bisogno della baby sitter gratis, perciò al minimo litigio con i nonni, questi inutili fardelli, si tagliano i ponti. Tanto a che servono i nonni? A che servono i gay anziani? Non sono più trombabili, salvo rare eccezioni di ragazzi che cercano la maturità di un uomo di una certa età, e sono sempre li a dire la loro, a darci consigli quando non glieli chiediamo, quindi che se ne stiano tranquilli all’ortomercato a cercar cazzi da succhiare senza dar noia alle "giovani generazioni". Che ingratitudine!

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di Luca Valeriani