Un Brambilla per Arcigay Milano

Sergio Brambilla, 39 anni, abita a Valgreghentino (dove è vicesindaco) provincia di Lecco ma lavora a Milano, dove si candida alla presidenza di uno dei più ricchi circoli territoriali Arcigay.

Qual è stato il suo ruolo fino ad oggi nell’associazione e quale è stato il suo contributo all’interno del CIG Milano?

Faccio volontariato al CIG da diversi anni. Sono stato eletto delegato del congresso, nel Consiglio e nella Consulta provinciale. Attualmente faccio parte della Consulta provinciale e sono referente della commissione INFOCIG.

Come giudica l’operato di Paolo Ferigo, il presidente in carica?

Paolo Ferigo ha guidato in maniera positiva il CIG per 9 anni, trasformandolo e facendo di fatto rinascere e crescere il CIG fino alla realtà consolidata che oggi conosciamo. La critica che mi sento di fare all’azione dell’associazione in questi anni è quella del mancato coordinamento con le altre realtà milanesi che hanno di fatto isolato il CIG rispetto a realtà interne ed esterne al movimento GLBTQ. E’ pur vero che spesso nel movimento le richieste sono state più improntate alla visibilità della singola associazione che alla volontà di collaborazione…

Sente che la base degli iscritti ad Arcgay CIG è in sintonia con la dirigenza del’associazione? E come fare per recuperare tale rapporto?

Credo che questo allontanamento sia dovuto a mancanza di coerenza politica, nata non tanto nel CIG, ma soprattutto a causa di lotte a carattere nazionale. Sono mancate scelte forti e perseguite con rigore e perciò è nata una grande richiesta di partecipazione, come nel caso dei movimenti autoconvocati, che però, secondo me, da soli non possono dare le risposte necessarie a tutto il movimento.

Da più parti viene contestato al CIG di Milano che la sua principale attività sia imprenditoriale, e cioè la serata della domenica al Borgo del Tempo Perso, perdendo di vista la sua mission principale. E’ d’accordo con questa affermazione?

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I volontari della commissione eventi, che si sono impegnati  in tutti questi anni nell’organizzazione della serata Join the Gap al Borgo del Tempo Perso, hanno permesso al CIG di poter essere autosufficiente dal punto di vista economico grazie a questa Kermesse di autofinanziamento senza scopi di lucro. Inoltre è comunque stata fornita un’opportunità in più alla città. Certo è mancata, o non si è saputa mostrare, l’azione politica e culturale dell’associazione, credo anche a causa dell’isolamento in cui si è trovato ad operare il CIG il quale dovrebbe tornare ad essere una realtà politica riconosciuta ed un interlocutore forte per quanto riguarda le tematiche GLBTQ.

Il circolo CIG è famoso per aver in questi anni accumulato un "tesoretto" di almeno 600mila euro, derivante dalle attività para-imprenditoriali. Da dove provengono estatamente quei fondi, e come pensa che Arcigay Milano li debba spendere?

Come detto prima, i soldi derivano dalle feste del Join the Gap e permettono al CIG di essere autosufficiente nelle sue attività. Una nuova sede più adatta alle attuali esigenze rappresenta certo una priorità per la quale dovrebbe essere tentata anche la strada della concessione da parte dell’ente pubblico. I fondi raccolti andrebbero investiti anche per attività politiche culturali a favore della Comunità senza dimenticare che è stata proprio la comunità stessa, attraverso la partecipazione alle serate domenicali, a permettere la creazione di questo tesoretto.

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Fece molto clamore l’ospitata di Paris Hilton al Borgo del Tempo Perso. A parte il lato tragicomico, e cioè il suo rifiuto di tenere in mano un cartello contro l’omofobia, l’ereditiera venne al Borgo per una cifra esorbitante. Non sarebbe stato più giusto investire quella somma per una campagna di Arcigay? Una campagna di prevenzione dell’Aids, ad esempio…

Dalle informazioni in mio possesso non mi risulta che il CIG abbia speso un euro per la presenza di Paris Hilton al Borgo. Parlando di omofobia poi, proporrei campagne informative centrate sul nostro benessere e non su un messaggio ambiguo ("Non essere tu quello diverso"), come invece fa l’ultimo spot del ministro Carfagna.

Dopo che il magazine Clubbing pubblicò un’intervista critica del direttore di Gay.it Alessio De Giorgi proprio sui conti di Arcigay, l’attuale presidente del CIG Milano dispose il ritiro di tutte le copie dal Borgo del Tempo Perso. Come giudica quell’episodio e qual è secondo lei il rapporto che l’associazione dovrebbe tenere coi media gay?

Credo che sia stato un errore perchè apparso come atto di censura. Sarebbe stato meglio chiedere e ottenere uno spazio per controbattere sulla rivista stessa. Il rapporto dell’associazione con i media gay dovrebbe, secondo la mia opinione, essere improntato sul rispetto dei ruoli da entrambe le parti, cercando dove possibile forme di collaborazione.

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Lo scorso anno Milano abdicò al suo ruolo di capoluogo rinuciando a organizzare un Gay Pride. Ritiene più giusto che il gay pride si svolga sempre a Milano o che sia itinerante in modo che le varie città lombarde possano passarsi il testimone di anno in anno?

La scelta deve essere condivisa dall’intero movimento cittadino e regionale. Bisogna evitare che qualc’uno imponga la propria visione ad altri. In ogni caso credo sia necessario dare maggior peso nelle nostre attività anche alle realtà provinciali di cui conosco le difficoltà essendo tra i fondatori di un associazione glbtq nel lecchese.

Quale rapporto deve tenere l’Arcigay CIG con la giunta comunale del sindaco Moratti?

Per prima cosa credo che il CIG debba rivendicare, come già detto precedentemente, l’assegnazione di una sede di proprietà comunale (se è stato fatto a Bologna non si vede perchè non possa essere fatto a Milano). Poi dovrebbe attivarsi, lottare per vedersi riconosciuti quei pochi diritti civili di competenza di un’amministrazione comunale (riconoscimento coppie di fatto, servizi paritari etero-gay, ecc). E’ necessario dialogare con tutte le istituzioni a prescindere dal colore politico delle stesse. Certo, se dall’istituzione arrivano solo dinieghi alle richieste, non solo della nostra associazione, ma a tutto il movimento, è necessario collaborare con tutte le realtà del movimento stesso per dare vita ad azioni di rivendicazione e di protesta.