Un buon 1408 a tutti

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Chi parifica l'aborto alla pena di morte ci vuole ingannare. Un altro passo indietro in tema di laicità significherebbe tornare al Medioevo. O ci siamo già?

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La fine del 2007 e l’inizio del 2008 non lasciano sperare niente di buono in quanto ad affermazione dei principi di laicità e dei diritti. Ad alimentare le polemiche in questi giorni la proposta di Giuliano Ferrara, direttore de "Il Foglio" e conduttore di "8 e mezzo", di una moratoria internazionale contro l’aborto.

Inutile dire che la palla è stata colta al balzo dalla Chiesa cattolica nella persona del Cardinale Camillo Ruini, da sempre in prima linea in questo genere di battaglie, da alcuni personaggi della cosiddetta destra moderata di questo paese e dall’immancabile senatrice Binetti, che non perde occasione per approfittare delle lacune del PD in tema di laicità. E che importa se la legge 190 (quella che stabilisce, appunto, il diritto all’aborto) è stata ottenuta dopo anni di battaglie delle donne, se è un’affermazione del diritto ad una maternità voluta e consapevole, se ha rappresentato – insieme al divorzio – un passo importante nell’ancora incompiuto cammino dell’emancipazione femminile da una cultura patriarcale e maschilista, se fu varata dopo un referendum popolare e se rimetterla in gioco significa tornare indietro di ben 40 anni?

Del resto, è del tutto sintomatico che a perorare la causa siamo uomini e preti (a parte Paola Binetti che è un caso a sé). Unioni civili? Matrimonio gay? A questo punto appaiono lontani anni luce, se ci troviamo nel 2008 a difendere diritti e affermare principi che, erroneamente, si danno sempre per scontati.

L’appello che si vuole strumentalmente fare, facendo un quanto meno azzardato parallelismo con la moratoria sulla pena di morte recentemente approvata dall’Onu, è quello al diritto alla vita. La questione è annosa e strumentale e forse qualcuno ha dimenticato che di aborto clandestino, ad esempio, sono morte e continuano a morire (nei paesi in cui l’interruzione di gravidanza non è legale, ma anche in alcuni casi in Italia) moltissime donne. E in un paese che non è neanche in grado di approvare una norma che tuteli le persone LGBT dalle violenze fisiche (che spesso portano alla morte) e psicologiche (vi ricordate di Matteo? e, più di recente, di Loredana?), c’è ancora qualcuno che si erge a paladino di un diritto alla vita di ipotetici nascituri a discapito della libertà e dell’autonomia di scelta (che per altro è uno dei principi della bioetica) delle donne.

Ma il quadro su cui riflettere è più generale e si riferisce a un tentativo di restaurazione di una società basata sul patriarcato e su principi e modelli vecchi di almeno 50 anni. Basti pensare al Family Day di Madrid di qualche giorno fa. «Non è una manifestazione con riferimenti politici», si sono affrettati a precisare preti, vescovi e arcivescovi organizzatori, salvo poi non riuscire a fare a meno in ogni intervento televisivo alla politica del governo Zapatero degli ultimi quattro anni, matrimoni gay compresi. Con la benedizione di Papa Ratzingher, naturalmente.

Due milioni di persone per il giorno della famiglia e altrettanti due milioni in occasione dell’Europride di qualche mese fa, sempre a Madrid. Pari, verrebbe da dire. Ma non è una questione di numeri o di piazze. È una questione di diritti, libertà e scelte, individuali e collettive, che in un’Europa contemporanea non possono rispondere a (rispettabilissimi, ma personali) principi religiosi come invece succede nei paesi arabi con la Sharia che fa del Corano legge di stato.

Stiamo camminando all’indietro e a forza di fare i gamberi torneremo al Medioevo. Ma non è il Capodanno 2008 quello che abbiamo festeggiato appena qualche ora fa? Pare di no e, in questo caso, buon 1408 a tutti!

di Caterina Coppola

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