Un governo con più donne gay-friendly

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Bonino, Pollastrini e Rosy Bindi, che dice che «con politiche forti per la famiglia potremo anche regolare civilmente i rapporti di chi sceglie altre forme di convivenza.»

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ROMA – Visto come vanno le cose in molti altri paesi europei nell’ambito dei diritti civili e del principio di non discriminazione molti italiani sperano caldamente che quello appena formato da Romano Prodi sarà un governo di respiro europeo. Sergio Lo Giudice, presidente nazionale di Arcigay, si è detto contento che Prodi «abbia affidato la delega alle Pari opportunità a Barbara Pollastrini, da sempre amica del movimento lgbt (lesbico, gay, bisessuale e transgender) e attenta alle nostre istanze di uguaglianza giuridica. Ci auguriamo che, sulla scia dei suoi predecessori Laura Balbo e Katia Belillo, la ministra Pollastrini ricostituisca la commissione ministeriale per i diritti di lesbiche, gay, bisessuali e transessuali per dare un impulso positivo all’azione del governo su questi temi. Salutiamo con favore l’aumento del numero di donne al governo» prosegue Lo Giudice, «Fra queste, vogliamo rivolgere un particolare appello alla ministra per la Famiglia Rosy Bindi: il suo sia un ministero per le Famiglie, declinate al plurale, che muova dalla consapevolezza di un pluralismo delle forme familiari e della conseguente necessità di una pluralità di istituti giuridici, dal varo di una legge sui Pacs che tuteli le coppie di fatto eterosessuali ed omosessuali fino ad una piena attuazione della parità dei diritti fra le coppie dello stesso sesso e quelle di sesso diverso più volte sollecitata dal parlamento europeo.»
Barbara Pollastrini, nuovo ministro per le Pari opportunità, è «convinta che sul tema delle unioni civili si debba andare avanti con determinazione» e interpellata a caldo dopo il giuramento ha detto ha detto di bisogna fare qualcosa per i diritti e i doveri, e ha sottolineato i doveri, delle coppie di fatto. Il riferimento pare essere a quanto recentemente detto da Benedetto XVI alla plenaria del Pontificio consiglio per la famiglia, quando aveva espresso totale disapprovazione per soluzioni giuridiche per le unioni di fatto che, a suo dire, pur «rifiutando gli obblighi del matrimonio, pretendono di godere di diritti equivalenti».
Rosy Bindi, esponente della Margherita, al termine della cerimonia del giuramento al Quirinale ha detto che questo governo «dovrà caratterizzarsi per politiche per tutte le famiglie italiane, quelle fondate sul matrimonio, ma con politiche forti per la famiglia potremo anche regolare civilmente i rapporti di chi sceglie altre forme di convivenza.» Su questo Bindi ha aggiunto che visto che «la parola Pacs non è nel programma è meglio non utilizzarla» ma che su questo tema «più che vigilare sarà il caso di riflettere tutti insieme».
Tra le donne entrate nella squadra di governo e da sempre in prima linea nella lotta a tutte le discriminazioni, anche quelle basate sull’orientamento sessuale, c’è certamente Emma Bonino, che è entrata nella Top Ten dei dieci ministeri più importanti a capo del ministero per il Commercio internazionale. Bonino è diventata così una delle due donne, l’altra è Livia Turco, a guidare un dicastero con portafoglio. L’esponente della Rosa nel Pugno avrà la responsabilità sul dipartimento per le Politiche comunitarie, da ora in poi delle Politiche Europee, denominazione più in linea con quella ricorrente negli altri paesi dell’UE. La neo ministra ha detto che «Si apre oggi una pagina importante, e sono determinata a offrire il mio contributo, il meglio di me stessa, in questo nuovo incarico. C’è, per me, un legame fortissimo con la mia esperienza di Commissaria europea, e con la mia lotta di una vita, da radicale, per coniugare impegno italiano e transnazionale: e l’incarico che assumo vede insieme intrecciati e interdipendenti proprio tutti questi elementi.» (RT)

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