Un pentito: “Versace ucciso per debiti con la ‘ndrangheta”

L’uomo, considerato i pentito numero Uno della ‘ndrangheta, racconta di grosse forniture di droga ai Versace e di prestiti. Lo stilista avrebbe accumulato troppi debiti e perciò sarebbe stato ucciso.

Dichiarazioni shock, per il mondo della moda, quelle mandate in onda ieri sera da Striscia la Notizia che ha diffuso in anteprima un’intervista del giornalista Gianluigi Nuzzi al pentito numero uno della ‘Ndrangheta Giuseppe Di Bella, considerato per importanza pari a quello che ha significato Tommaso Buscetta per la Mafia siciliana.

Nell’intervista Di Bella avanza l’ipotesi, supportata da alcuni fatti a lui noti che lo stilista Gianni Versace sia stato ucciso per via di forti debiti contratti proprio con la ‘Ndrangheta.

Parlando del boss Paolo de Stefano, il pentito ha detto : "mi ha detto che, in sostanza, lui aveva Gianni Versace nelle mani: lo gestivano sotto il profilo economico. Loro ce l’avevano in pugno, questo lo so per certo. Avere in pugno, significa fare tutto ciò che uno vuole". Il legame così forte, sarebbe nato per via di grosse forniture di droga. Continua Di Bella: "Coco Trovato, rappresentante della famiglia De Stefano a Milano, forniva la droga alla famiglia Versace".

Poi aggiunge: "Sulla base di questi elementi che sono a mia conoscenza posso immaginare che Gianni Versace sia stato ucciso per un problema di debiti".

Non si è fatta attendere la reazione della famiglia dello stilista il cui assassinio avvenuto a Miami Beach il 15 luglio del 1997 suscitò grande commozione. Per i Versace, le dichiarazioni del pentito sono "false e vergognose" e annunciano azioni legali nei confronti di Di Bella.

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