UN PICCOLO INDIANO GAY

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L'omicidio omofobo del 16enne navajo Fred

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Fred Martinez aveva solo 16 anni.

Il suo corpo martoriato è stato rinvenuto lo scorso 21 giugno in un canyon a sud di Cortez, Colorado (USA).

Quando Martinez uscì di casa, la notte in cui scomparve, indossava una maglietta, pantaloni e stivali, e aveva i capelli legati a coda di cavallo. Era diventato irriconoscibile cinque giorni dopo, quando il suo cadavere venne scoperto da due ragazzini che giocavano in un piccolo canyon poco distante da casa sua. Il corpo di Martinez, col cranio sfasciato e ferite di coltello all’addome, giaceva tra due rocce piatte appena sopra una stradina di terra battuta.

Martinez era un ragazzo Navajo, e soprattutto era un adolescente gay. Viveva la sua omosessualità in maniera naturale e disarmante, specie per la sua età, andando a scuola truccato e spesso vestito da donna, addirittura con la borsetta. Non aveva nessun tipo di remora o inibizione, e tutti quelli che lo conoscevano ne apprezzavano il carattere bonario e ottimista.

Gli investigatori affermano di non sapere se la sua morte sia da collegare con la sua razza, o con le sue tendenze sessuali, ma le indagini stanno procedendo anche in questo senso. Il tenente Kalvin Boggs dell’ufficio dello sceriffo della contea di Montezuma ha dichiarato ai giornalisti che ben otto investigatori stavano seguendo il caso, e che una ricompensa di 1.000 dollari era stata offerta a chiunque potesse fornire informazioni decisive per un arresto.

Negli Stati Uniti li definiscono i "crimini d’odio", e rientrano nella definizione tutti i reati che hanno come motivazione l’intolleranza con chi, per un motivo o l’altro, è "diverso". Nel 1999 sono stati commessi oltre 4.000 crimini d’odio di stampo razziale, circa 1.400 a sfondo religioso, 1.300 basati sull’orientamento sessuale, 830 dovuti a differenti etnie e 19 crimini ai danni dei disabili, secondo una recente statistica dell’FBI. Il Colorado è uno dei 18 stati americani che non include l’orientamento sessuale nelle proprie leggi riguardanti i "crimini d’odio".

Il 4 luglio, mentre l’America festeggiava il suo "Indipendence Day", la polizia arrestava Shaun Murphy, diciottenne di Farmington, New Mexico, sospettato di aver ucciso Martinez la notte del 16 giugno. Gli inquirenti ritengono che il ragazzo Navajo sia stato ucciso dopo aver lasciato uno spettacolo di rodeo e, più tardi, un party a cui partecipavano parecchi ragazzi. Murphy ora è in carcere in attesa di essere estradato in Colorado, con l’accusa di omicidio di secondo grado. Il teenager arrestato – un ragazzotto che voleva arruolarsi in marina col sogno di diventare un "Navy Seal" – avrebbe avuto una colluttazione con Martinez lo stesso giorno in cui questi morì, a detta della madre, la trentaquattrenne Angel Murphy-Tacoronte. Un giorno una foto della vittima venne mostrata in tv, e Murphy iniziò a piangere, dicendo alla madre: "Mamma, vedi, questo è il ragazzo con cui avevo litigato". La madre gli chiese: "Sei sicura che fosse questo ragazzo?" Ed egli annuì piangendo. Ora la madre dell’accusato sta dichiarando alla stampa di essere lei stessa lesbica, e di esser certa che suo figlio non può essere assolutamente omofobo o avercela con i gay.

Che sia vero o che sia solo un’estrema difesa del suo figliolo conta poco, dato che adesso la polizia è più propensa a credere che in effetti si sia trattato forse solo di "una litigata finita male". Ma anche così viene da chiedersi se la litigata sarebbe scoppiata ugualmente anche se Martinez non fosse stato gay, specialmente in una maniera così visibile e plateale nella piccola comunità di Cortez.

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Martinez era nato nella riserva indiana dei Navajo, poi con la famiglia si trasferì da Tuba City alla Monument Valley, e in seguito a Kayenta in Arizona, poi ancora a Mexican Hat (Utah) giungendo infine nella cittadina di Cortez all’età di 6 anni. Il ritratto che ne fanno gli amici e i congiunti durante l’elogio funebre è quella di un ragazzino dolce e bonario, sempre di buon umore, che portava l’allegria ovunque andasse. I suoi compagni di scuola hanno notato come iniziasse a sperimentare nuovi look, cambiandosi d’aspetto con vestiti e makeup, magari anche cambiandosi nello spogliatoio delle ragazze. "Tutti pensavamo che fosse un pò strano, ma non posso credere che qualcuno lo abbia ammazzato per questo motivo", dichiara Jessica Carriker, una compagna di scuola. "Anche se non lo conoscevo bene personalmente va detto che a scuola era famoso, tutti gli studenti lo notavano, oltretutto si vestiva spesso con abiti femminili… era la persona più apertamente gay dell’istituto". "Chi lo conosceva bene sapeva che preferiva essere chiamato Fredericka", ha dichiarato in seguito il suo amico Ruby Pemble.

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