Un Presidente della Repubblica gay-friendly? Votate alle Queerinarie

Dieci nomi, cinque uomini e cinque donne, che sarebbero una garanzia per i diritti civili.

Siamo alla stretta finale. Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi oggi inizia le consultazioni con le altre forze politiche in cerca di una convergenza sul nome del futuro Presidente della Repubblica e le prime votazioni a camere riunite si terranno il 29 gennaio. Tanti i nomi che sono circolati in questi giorni, solo uno di una donna, Anna Finocchiaro, nessuno particolarmente gay-friendly. E se l’inquilino del Quirinale deve essere una figura di garanzia per tutti gli italiani, dovrebbe esserlo anche per il cittadini lgbt i cui diritti non hanno ancora trovato risposta nel nostro Paese. Per questo, nomi come Giuliano Amato (che in occasione del World Pride di Roma nel 2000 disse: “Purtroppo c’è la Costituzione” e nel 2007 firmò una circolare contro le trascrizioni dei matrimoni egualitari celebrati all’estero) o Marta (giudice della Corte Costituzionale che più volte si è espressa contro il matrimonio tra persone dello stesso sesso), non rappresenterebbero la scelta migliore per permettere all’Italia di uscire dall’isolamento in cui è relegata in tema di diritti civili.

Perché, allora, non proporre figure che sarebbero davvero di garanzia? Lo hanno fatto ArciLesbica, Famiglie Arcobaleno, Love Out Law e Rete Genitori Rainbow che hanno lanciato le Queerinarie, un sondaggio online che propone dieci nomi (cinque donne e cinque uomini) “di alto profilo sociale, culturale e istituzionale che negli anni hanno dimostrato grande attenzione alle problematiche della comunità LGBTQI e vicinanza alla stessa”, come spiegano le associazioni in una nota.

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Si tratta di Barbara Pezzini, costituzionalista ed e x preside della facoltà di giurisprudenza dell’università di Bergamo; Ferdinando Imposimato, magistrato, politico e avvocato, presidente onorario aggiunto della Suprema Corte di Cassazione; Gian Enrico Rusconi, storico e politologo, autore di “Come se Dio non ci fosse”, “postulato dell’autonomia razionale dell’uomo e della donna”; Pierluigi Bersani, politico, da premier incaricato nel 2013 pose i diritti LGBTI tra i dieci punti del suo programma di Governo; Melita Cavallo, presidente del Tribunale dei Minori di Roma, sua la prima sentenza che ha riconosciuto in Italia l’adozione di una bimba alla compagna della madre biologica; Valerio Onida, giurista, giudice costituzionale dal 1996 al 2005 e professore di Diritto Costituzionale presso l’Università degli Studi di Milano; Emma Bonino, leader radicale, da sempre in prima linea per i diritti civili, nonostante il recente annuncio di un cancro, perché “Noi non siamo la nostra malattia”; Chiara Saraceno, sociologa, autrice di diversi saggi sull’omogenitorialità; Stefano Rodotà, gomogenitorialitàico e politico, tra i primi a esprimersi in favore del matrimonio samesex e Sandra Bonsanti giornalista, scrittrice e presidente di Libertà e Giustizia, “l’anello mancante fra i migliori fermenti della società e lo spazio ufficiale della politica”.

Chiunque può partecipare al sondaggio andando sul sito di Love Out Law e scegliendo il proprio candidato preferito entro la mezzanotte di oggi. Domani, alle 15, ovvero 24 ore prima della prima votazione del Parlamento per l’elezione del nuovo presidente della Repubblica, verrà reso noto il nome del Presidente che la comunità LGBTQI italiana sogna alla guida del Paese.

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