Un voto utile all’Italia. Ma anche a noi gay e lesbiche

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Non è affatto scontato cosa voteranno alle prossime elezioni politiche i gay e le lesbiche di questo paese. Ma c'è un teorema che ci è stato proposto da...

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Non è affatto scontato cosa voteranno alle prossime elezioni politiche i gay e le lesbiche di questo paese. Ma c’è un teorema che ci è stato proposto da più parti e che a me non convince.

Le associazioni hanno le idee molto chiare. Arcigay, una volta persa per strada la sua tradizione moderata e l’attenzione ai risultati, sembra quasi ovunque schierata per la Sinistra Arcobaleno, con suoi esponenti anche autorevoli che, dimenticato lo slogan congressuale dell’autonomia dalla politica, hanno provato a farsi candidare o fanno esplicitamente campagna elettorale per il partito di Bertinotti and co., come sta avvenendo ad esempio a Firenze (con grande sconcerto di tutti). E anche le altre associazioni, circolo Mario Mieli in testa, sostengono quasi ovunque la Sinistra Arcobaleno.

 

Il sondaggio che abbiamo realizzato un mese fa proprio su questo portale raccontava invece di una comunità lgbt che, nonostante tutte le delusioni del governo Prodi, è ancora schierata col centro sinistra e, dentro questo, verso la sua parte più moderata e riformista, e cioè verso il Partito Democratico: il partito di Veltroni veniva dato infatti al 50% dei consensi.

Che cosa pare abbia colto la maggioranza della comunità lgbt italiana, o almeno di quella che frequenta Gay.it? Una cosa semplice: che coi proclami non si arriva a nulla, che le barricate, specie in questo paese, isolano politicamente, che l’attenzione ai risultati concreti – magari anche parziali – non deve mai mancare.

 

Il teorema di cui chi ci chiede di votare per Sinistra Arcobaleno o Partito Socialista vuole convincerci è semplice: la legge sulle unioni civili non è passata per colpa di un Vaticano che impone la sua linea ad una classe politica subalterna e il progetto del Partito Democratico, che si trova gente dentro come la Binetti, è una sconfitta sul terreno della laicità e non potrà portare nessun risultato concreto. Occorre sostenere chi ha fatto della laicità la sua bandiera, perchè solo questi ci possono dare garanzie.

 

La mia tesi, invece, è radicalmente diversa. In questo paese la classe politica è debole e ricattabile su ogni questione e gli effetti di questo sono sotto gli occhi di tutti, specie a chi mette il naso fuori dai confini nazionali: non si riesce a fare mezza scelta perchè tra comitati pro e contro, Vaticano, magistratura, un certo sindacalismo o il forte corporativismo, chiunque è in grado di bloccare qualunque decisione. Il nostro immobilismo è totale: nella giustizia, nelle infrastrutture, nel lavoro, nell’economia, nelle professioni e – tra i tanti – anche sui temi eticamente sensibili. D’altro canto, il laicismo esasperato e fine a se stesso non porta a nulla, se non all’isolamento politico. E quello di cui noi persone lgbt abbiamo bisogno è tutto fuorché essere isolati: le nostre coppie hanno bisogno di una legge che anche parzialmente le tuteli, i nostri adolescenti hanno bisogno di essere compresi nelle scuole, ed abbiamo bisogno di misure contro le discriminazioni, per risolvere l’isolamento sociale di quanti nella nostra comunità sono più deboli, ad iniziare dalle persone transessuali.

 

Quello che occorre a questo paese è una discontinuità rispetto al passato: un partito unico al governo, nonostante che abbia anche al suo interno delle anime diverse – dalla senatrice Binetti al laicissimo Umberto Veronesi -, è garanzia di maggiore autonomia della politica rispetto alla società ed alle mille pressioni e ricatti che, specie in questo paese, le sue articolazioni possono esercitare. Oggi, l’unica discontinuità è data dal Partito Democratico, che rimane l’unica vera novità degli ultimi 20 anni nella politica italiana.

 

Un voto utile è quindi un voto per il Pd: utile all’Italia, perchè questo paese non può certo permettersi un governo di un premier cotto e stracotto come Berlusconi, che è tutto fuorché il nuovo e il cui raggruppamento politico è già oggi diviso. Ed un voto dato a Sinistra Arcobaleno o Partito Socialista è un voto perso, dato al vento, fuorché nelle regioni a sicura maggioranza di centro-sinistra – in Toscana ed Emilia, ad esempio -, dove il superamento del quorum al Senato da parte di Bertinotti toglierebbe solo senatori al PDL (*). Ma il voto al Pd è utile soprattutto a noi gay e lesbiche, perchè se c’è qualche speranza di portare a casa un risultato, oggi come oggi, risiede proprio nelle dichiarazioni chiare ed esplicite di Walter Veltroni sui nostri temi, che hanno zittito tutti, Binetti in testa. C’è una sola eccezione: la straordinaria candidatura di Franco Grillini a Sindaco di Roma, che va sostenuta perché – quella sì – espressione di tutta la comunità, nonostante i silenzi o i distinguo di qualche associazione, Arcigay Roma in testa, con una adesione a Rutelli data non certo in nome dell’onestà intellettuale.

 

A convincere tutti basterebbe una semplice constatazione: nel Parlamento della prossima legislatura c’è il serio rischio che sieda solo una parlamentare esplicitamente gay o lesbica, ed è l’ottima Paola Concia. Dalla pattuglia di cinque parlamentari della scorsa legislatura, rischiamo di scendere a uno. Questo è il primo concreto risultato negativo cui i dirigenti del movimento lgbt ci hanno condotto, con le loro posizioni che hanno isolato politicamente tutta la comunità. Scegliamo qualcosa di diverso, quindi: non commettiamo anche noi lo stesso errore di chi ci vorrebbe rappresentare.

 

Alessio De Giorgi

Direttore di Gay.it

 

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