Una donna contraria alle nozze gay alla Corte Suprema

Obama ha scelto Elena Kagan per ricoprire il posto vacante alla Suprema Corte. Un segnale al suo elettorato femminile e giovane. La Kagan, però, non crede che la Costituzione legittimi i matrimoni gay

Barack Obama avrebbe scelto: al posto del dimissionario giudice Paul Stevens, alla Corte Suprema andà una donna, Elena Kagan, che attualmente rappresenta lo Stato proprio nei casi in discussione alla Corte Suprema.

La Kagan (appena 50 anni e una folgorante carriera alle spalle) diventerà la quarta donna che ha mai seduto nella Corte Suprema e sarà la prima volta nella storia che in cui tre dei nove giudici sono donne. Sarà anche il giudice più giovane della Corte e questo è stato uno dei fattori che ha giocato a suo favore.

Nominando per la seconda volta una donna alla Corte Suprema, Obama ha voluto dare un nuovo segnale alla componente importante della sua base elettorale, composta da donne e giovani, ma non alla comunità lgbt che tanto lo ha sostenuto in campagna elettorale che si aspetta molto dal suo governo.

Nelle scorse settimane gruppi ultra conservatori hanno fatto circolare la voce che la Kagan, che non è sposata e non ha figli, fosse una lesbica non dichiarata, provocando la reazione delle organizzazioni gay contro una campagna di gossip senza fondamento per "screditare" la Kagan, "anche se tutti sappiamo che la cosa non avrebbe nessuna importanza". Ma la scelta del presidente è destinata a lasciare l’amaro in bocca alla sinistra del partito democratico, dal momento che, come avvenne per la Sotomayor, Obama non ha puntato ad un campione dei valori liberal, come per esempio sarebbe stata la Wood, da contrapporre al blocco dei giudici conservatori. La Kagan in passato si è espressa in favore della detenzione a tempo indeterminato di sospetti terroristi, non crede che la costituzione legittimi i matrimoni gay e non ha "obiezioni morali" alla pena di morte.

Obama sembra aver voluto puntare così ad una figura più centrista, in grado soprattutto di attirare il sostegno dell’unico swing vote rimasto nell’assise, quello del moderato Anthony Kennedy. Una scelta per Obama ancora più obbligata quest’anno, dopo che nei mesi scorsi si sono registrate delle tensioni, abbastanza inusuali nell’assetto istituzionale americano, tra Casa Bianca e Corte Suprema dopo che il presidente non ha esitato a criticare la sentenza, votata a maggioranza, con cui la Corte Suprema ha abolito i limiti imposti da decenni ai finanziamenti elettorali da parte di corporation.

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