UNA GUERRA CONTRO L’UMANITÀ

Aids, chiude il congresso di Barcellona. Gli appelli di Nelson Mandela e Bill Clinton per mettere fine ai pregiudizi contro i malati. La promessa: "garantire le cure al Sud del mondo".

BARCELLONA – Garantire l’accesso alle cure anti-Aids nel Sud del mondo è la promessa con cui si chiude oggi il Congresso Mondiale sull’ Aids di Barcellona. "Pieni di speranza", è il messaggio con cui si annuncia la prossima conferenza mondiale, in programma tra due anni in Thailandia, a Bangkok. E l’ex presidente sudafricano Nelson Mandela nella giornata conclusiva della Conferenza, lancerà un appello per mettere fine alle connotazioni negative associate ai malati di Aids.

Al suo appello si unirà anche l’ex capo della Casa Bianca, Bill Clinton, che nell’intervento di ieri ha sottolineato che il contagio con il virus dell’Aids non deve essere più considerato qualcosa di cui vergognarsi. L’ex presidente degli Stati Uniti, ora a capo dell’International Aids Trust, ha parlato ieri nel "dialogo strategico" tra leader politici organizzato nell’ambito del convegno mondiale sull’Aids di Barcellona. Tra i leader presenti all’incontro, il presidente del Portogallo, Jorge Sampaio, il primo ministro del Mozambico Pascoal Mocumbi e l’ex primo ministro del Canada, Kim Campbell.

Tra le priorità indicate da Clinton, la riduzione dei prezzi dei farmaci anti-Aids e investimenti per la prevenzione e un grande sforzo nella ricerca sul vaccino. Inoltre l’ex-presidente USA ha detto che i Paesi ricchi devono versare i finanziamenti promessi nella lotta contro l’Aids nei Paesi in via di sviluppo, e i poveri devono pretendere gli aiuti e la riduzione dei farmaci anti-Aids dalle aziende, come e’ stato fatto in Sudafrica. Nel caso in cui non riescano ad ottenere prezzi accessibili dalle aziende, ha aggiunto, i Paesi poveri sono moralmente autorizzati ad andare ad acquistare i farmaci nei Paesi che producono i generici.

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Dopo 20 anni di lotta contro l’Aids, ha detto Clinton, non bisogna scoraggiarsi: adesso la malattia si conosce meglio, sappiamo come prevenire l’infezione e ci sono dei farmaci. C’e’ anche il Fondo Globale delle Nazioni Unite per la lotta contro Aids, malaria e tubercolosi.

E Nelson Mandela, dal canto suo, in un’intervista rilasciata alla Bbc, ha definito l’Aids "una guerra contro l’umanità". "Non soltanto la malattia ma le stigmate che l’accompagnano", ha aggiunto, invocando soprattutto nelle aree rurali un intervento per aiutare la popolazione a confrontarsi con la malattia. "L’unico modo di aiutarli è di andare di casa in casa per dire loro che se non dicono di avere l’Aids, segnano la propria condanna a morte", ha dichiarato Mandela.

Secondo quanto riportato sul sito Internet della Bbc, solo un esiguo numero di capi di Stato assisterà oggi all’intervento dell’ex presidente sudafricano.

Appuntamento, dunque, fra due anni a Bangkok: "Porteremo di nuovo la conferenza nel Sud del mondo per puntare l’ attenzione lì dove sta emergendo una nuova catastrofe", ha detto il presidente uscente della International Aids Society, Stefano Vella, che oggi lascia il posto all’ olandese Joep Lange, dell’ università di Amsterdam.

"Grazie ai due anni di presidenza della Ias – ha aggiunto – ho visto veramente che cos’ è l’Aids. Sono stato contento di esserci stato e di avere contribuito in piccola parte a far capire che l’Aids è un problema globale. Non esiste altra malattia che coinvolga così tanto i medici anche nell’aspetto sociale: tutti noi ricercatori siamo diventati un po’ politici e siamo stati la forza trainante, i politici sono arrivati dopo".

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A fianco di Lange lavorerà nei prossimi due anni Helene Gayle, oggi direttrice del programma globale sull’Aids della Fondazione Bill e Melinda Gate, destinata a succedergli nella presidenza della Ias dopo la conferenza di Bangkok.

Intanto, anche il mondo della tv per bambini si apre alla realtà dell’Aids: Sesame Street, la serie televisiva nota ai bambini di mezzo mondo, prestò introdurrà tra i suoi personaggi quello di un ragazzino positivo all’Hiv. Il Muppet, il pupazzo, avrà i caratteri di un bambino del SudAfrica, dove uno su nove ha l’Aids.

Schneider, vice presidente del Sesame Street Workshop, ha spiegato alla CNN che il loro obiettivo sarà quello di far vedere agli spettatori, che variano dai 3 ai 7 anni, che nella comunità c’è un bambino malato di Hiv con cui tutti possono interagire e inoltre far si che durante gli episodi si presentino situazioni – tipo: "Mi sono tagliato un dito, cosa devo fare?" – attraverso le quali è possibile far capire allo spettatore qual’è il modo migliore per affrontare certe situazioni.