UNA MARGHERITA PER I GAY

La formazione politica guidata da Francesco Rutelli apre agli omosessuali: in molte città sorgeranno i circoli gay della Margherita. La proposta parte da Milano: ce ne parla Pietro Rutelli.

MILANO. Tra non molto i bianchi petali della Margherita, la formazione politica guidata da Francesco Rutelli, si colorerà dell’arcobaleno "Rainbow" dei gay. La notizia non è di poco conto: in molte città si apriranno i "Circoli Omosessuali" della Margherita. Se ne discute a Milano per con l’appoggio incondizionato del vice presidente del Consiglio comunale Pietro Rutelli. Trova sostegno a Roma tra i deputati del partito. Francesco Rutelli che avversò due anni fa, come sindaco della capitale, il patrocinio al Gay Pride per non scontrarsi con il Vaticano, oggi riapre quel dialogo interrotto e cerca un trait d’union con coloro che nella stessa compagine dei partiti, chiedono di avviare un nuovo contatto con il movimento omosessuale. "Ne stiamo parlando, con serenità e spirito deciso. Molti colleghi hanno avuto richieste in questo senso da alcune città italiane", dice a coloro che vogliono saperne di più. Deciso e molto entusiasta è l’onorevole Ermete Realacci: "Ne ho parlato anch’io con Francesco. Abbiamo pensato a questa struttura dei circoli, per permettere il massimo della partecipazione e di diritto della parola, nel processo di costruzione della Margherita, alle culture che si ritrovano negli omosessuali. Sono esse argomentazioni non solamente culturali ma anche politiche. Lo stesso lavoro che svolgete nell’informazione trova valori ad ogni idea di cambiamento e di nuove civiltà da proporre alla società". Realacci ritiene di velocizzare il dibattito per quest’ambizioso progetto, rendendolo omogeneo per gli alleati: "Questo ingresso dei gay nella Margherita e quindi nell’Ulivo, dovrà trovare il massimo della sensibilità e dello spazio".

Incontriamo allora Pietro Rutelli per farci spiegare meglio intenzioni e progetti dei nuovi circoli gay e capire ancor più cosa è successo alla riunione della Commissione Pari Opportunità di Milano.

Pietro Rutelli, com’è andata per lei, in Commissione Pari Opportunità del Comune di Milano?

E’ stata la prima volta che il Comune, attraverso la Commissione, incontrava la comunità gay. Abbiamo aperto una porta ed è corretta la decisione finale di rivedersi a settembre. Per me questa è una battaglia di civiltà, lontana da schieramenti ideologici. Credo serva, proprio perché a Milano c’è un gran ritardo culturale e civile, per un ampio dibattito su questi temi. Che non si sia giunti immediatamente a proposte e richieste serve anche a recuperare quei pregiudizi ideologici esistenti. La mia proposta del "gruppo stabile" serviva a costituire un monitoraggio stabile della condizione gay, che non chiamo problema. A settembre qualcosa si muoverà, certamente. Dopo la riunione so che da parte di Fiano (Ds), di Massari (F.I.) e del sottoscritto, ci ssono spazi per un’operazione di tipo trasversale. Tant’è che la prossima mossa che ho concordato con "Arcobaleno" è che saranno loro ad invitare tutti i consiglieri comunali della Commissione Pari Opportunità per riprendere la discussione di lavoro come osservatorio nella loro sede. L’unica chiusura che abbiamo registrato in Comune è stata quella di An e Lega. Spostare la Commissione in casa Arcobaleno servirà anche a vedere quali consiglieri si presenteranno e, in quell’occasione, predisporremo una bozza di documento che sia un canovaccio da portare a settembre nell’incontro in Commissione. Quello che è passato è: no al gruppo di lavoro, sì agli incontri in Commissione! Con il documento di proposte costringeremo tutti i consiglieri a confrontarsi con noi.

Avremo più avanti il registro per le coppie gay?

Io spingo perché non si pronuncino discorsi rigidi, volendo coinvolgere tutte le aree, anche quella cattolica. Possono venire fuori delle scelte diverse che incontrino il placet dei gay: ipotesi centrate sul rispetto della persona, sulla solidarietà e la responsabilità tra due persone. Sono temi che nell’area cattolica possono funzionare meglio. Si pensi all’autocertificazione, dove due persone dichiarano la responsabilità reciproca, la solidarietà e il mutuo soccorso reciproco e poi chiedere che ci sia l’annotazione nello stato di famiglia.

Rutelli, serve quindi un ufficio e strutture che partano e siano gestite dal Comune?

Io credo che il dover garantire una serie di servizi alla comunità gay, sia un discorso serio e prioritario. Il Comune di Milano che ha la più grande comunità gay, deve assolutamente porsi il problema di quali servizi servano. Per questo occorre quel "gruppo di lavoro" che identifichi il modo di funzionare di questo ufficio. Milano è ferma da quasi vent’anni nei problemi della cultura che si sono trasformati in problemi-spettacolo, dimenticando che la cultura è tolleranza, ascolto e testimonianza. La mia società eterosessuale deve capire che accogliendo gli omosessuali costruiremo ricchezza e cultura.

Rutelli ci parli ora dei Circoli gay della Margherita.

Il mese scorso a Roma c’è stato il forum dei circoli della Margherita, ed io ho portato a Marina Magistrelli, coordinatrice nazionale dei circoli, questa ipotesi che mi aveva avanzato Gianni Geraci del Guado, in occasione del Gay Pride. Ho spiegato a Gianni che nella Margherita esistevano dei gruppi tematici e quello dei gay sarebbe stato possibile. La stessa Magistrelli me lo ha confermato, rendendosi disponibile all’apertura dei circoli gay. Ne ho poi parlato con Realacci che mi ha confermato di aver ricevuto richieste anche da altre città. A Milano ho avuto un nuovo incontro con Gianni Geraci per affermargli la piena disponibilità mia e della direzione nazionale della Margherita. Era sufficiente che lui riunisse un certo numero di persone che avremmo fatto immediatamente il lancio del circolo omosessuale della Margherita, a Milano e in provincia. A settembre, presentarsi in Commissione con alle spalle anche i circoli gay della Margherita, sarà un elemento in più per aprire quel dialogo che noi vogliamo e cerchiamo intensamente. Affermo che a livello nazionale la disponibilità è piena.

A quando un primo incontro pubblico?

Le posso da subito dire che a settembre, al festival dell’Unità di Milano, ci sarà una giornata di studio ed una serata dedicata alla condizione omosessuale. Grillini ha chiesto la mia disponibilità che ho dato immediatamente. Anche questo serve a continuare il dialogo tra le istituzioni e la comunità gay. Fiano, Massari ed io, spingeremo gli altri consiglieri perché si costituisca questo gruppo stabile che poi sia la cellula generativa di quell’ufficio comunale di cui si parlava precedentemente.

Quindi, Rutelli, vedremo il simbolo della Margherita, nelle prossime manifestazioni gay, ornato dei colori Raimbow?

La Margherita non è un partito di centro, ma un partito che sta al centro dei problemi. Quindi non sta solo nell’area culturale delle sicurezze, delle certezze ma è anche sui confini dei problemi di trasformazione e di cambiamento. L’importante è affrontare queste tematiche, non con negatività ma con disponibilità. Sono anche convinto che nell’area cattolica, se si affronta la questione gay non in termini di ideologia e di spettacolo, ma di solidarietà alle persone, di rispetto ed assunzione di responsabilità, si apriranno le porte del dialogo, proprio perché sono temi che stanno dentro la problematica cattolica. Per i gay si tratta di temi di coscienza su cui nessuno, socialmente, ha il diritto di interferire. Lo Stato è laico e, quindi, la presenza dei cattolici in politica deve essere una presenza laica. Il nostro e il vostro lavoro è prezioso per le coscienze di tutti.

di Mario Cirrito