Ungheria e Polonia spaccano il Consiglio UE: “No al riconoscimento dei diritti LGBT+”

I due governi estremisti si sono fatti per l’ennesima volta riconoscere, cavalcando un insensato odio nei confronti della nostra comunità.

La Polonia e l’Ungheria hanno bloccato una proposta di legge sul tavolo del Consiglio Affari sociali dell’Ue legata all’uguaglianza di genere, ai giovani e alla digitalizzazione, con particolare attenzione alla violenza e al bullismo online.

La bozza realizzata dall’Austria, che presiede il Consiglio, è stata modificata a tal punto da non contenere riferimenti alla comunità LGBT. Prima si parlava esplicitamente di “giovani di basso status socio-economico, giovani appartenenti a minoranze etniche tra cui Rom, giovani con disabilità, giovani nelle aree rurali, giovani con un background migratorio e giovani LGBTIQ”, tra i ragazzi meritevoli di protezione. Ebbene quest’ultima parte è stata cancellata dagli austriaci, per provare ad accontentare Polonia e Ungheria. Peccato che il cambio in corsa abbia spaccato il Consiglio, bloccando la legge.

Belgio, Olanda e Malta, in aperto contrasto, hanno minacciato di bloccare tutti i testi in discussione al Consiglio, se quella parte sbianchettata non fosse tornata nel testo originario. Non avendo raggiunto l’unanimità, e dinanzi alle minacce degli altri Stati, l’Austria ha adottato il testo con il riferimento alle persone LGBTIQ incluso. “L’inclusione e l’uguaglianza LGBTIQ sono valori fondamentali della nostra Unione europea“, ha tuonato in una nota il ministro olandese per gli affari sociali e l’occupazione, Wouter Koolmees. “Non comprometteremo mai i nostri principi“.

Dal 2015 in Polonia è al governo il partito di estrema destra ed euroscettico Diritto e Giustizia (PiS), mentre in Ungheria c’è da anni al potere l’estremista e populista Viktor Orban.