Unione civile tra cittadino italiano e cittadino extracomunitario: un caso “senza precedenti” con lieto fine

Sciolti i nodi della burocrazia internazionale, la coppia si è unita civilmente e ora vive felicemente (e regolarmente) in Italia.

Un cittadino italiano può formare una unione civile con una persona dello stesso sesso proveniente da un paese extra UE. Questo dice l’istituto giuridico dell’unione civile, in applicazione del principio di uguaglianza sancito dall’art. 3 della Costituzione italiana.

Ma la situazione è leggermente più complessa di quanto possa apparire a prima vista. Infatti, affinché l’unione possa avere luogo in Italia, il cittadino straniero – salvo provenga da un paese che beneficia dell’esenzione da visto per brevi soggiorni – deve munirsi di un visto d’ingresso per l’Italia. Tuttavia, se da un lato – in considerazione del suddetto rischio migratorio, e in assenza dei requisiti fondamentali per il rilascio di un visto turistico nazionale o per area Schengen – con ogni probabilità lo straniero si vedrà rigettata la domanda di visto turistico per l’Italia, dall’altro lato lo stesso non potrà proporre domanda di visto “per ricongiungimento familiare”, essendo richiesto, a tal fine, che il legame familiare a sostegno della domanda sia già esistente.

La paradossale situazione appena descritta è stata presa in carico dallo Studio Legale Stornelli, che si è trovato a doverla affrontare nel corso del 2018. Con successo, fortunatamente. Il caso concreto, dapprima inutilmente sottoposto all’attenzione del personale amministrativo impiegato presso l’ufficio dello stato civile di un comune della provincia pugliese, è stato definito “senza precedenti analoghi” dalle autorità italiane e straniere successivamente coinvolte.

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Per sciogliere la matassa burocratica si è dimostrata fondamentale la tenacia della coppia interessata, che, nonostante l’incertezza dell’esito e le innumerevoli insidie incontrate, non ha mai smesso di lottare per realizzare il proprio sogno. A fine 2018 la coppia si è unita civilmente, e ora vive felicemente (e regolarmente) in Italia.

Una storia a lieto fine, sottolineano dallo studio Stornelli, che è “una testimonianza dei passi in avanti che l’Italia ha mosso verso il riconoscimento e la garanzia dei diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, così come affermati dall’art. 2 della nostra Costituzione, ma è anche l’occasione per riflettere su quanto ancora serva lavorare affinché la titolarità formale dei diritti possa coincidere con la facilità di avvalersene in concreto.