Unione Europea e diritti civili: Bulgaria e Romania

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Bulgaria e Romania si apprestano ad aggregarsi all’Unione Europea. Per la comunità gay, lesbica e trans una possibilità in più per vedersi più tutelati dalla legge.

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BRUXELLES – La futura annessione all’Unione Europea (EU) di Bulgaria e Romania costituirà per la popolazione gay, lesbica e transgender di quei paesi una buona chance per vedere incrementati i loro diritti civili. Tra i vari parametri che vanno rispettati per poter accedere all’EU infatti non ci sono solo quelli di tipo economico ma anche quelli di ambito sociale, come il rispetto di convenzioni e direttive internazionali riguardanti i diritti umani e il principio della non discriminazione basata sull’orientamento sessuale. Per questi motivi l’Intergruppo Parlamentare per i Diritti Gay e Lesbici (IGLR) sta seguendo con interessi i passi in avanti fatti per l’accesso all’area EU delle due nazioni dell’ex blocco sovietico.
Il Presidente della Commissione Europea Jose Manuel Barroso si è complimentato con Bulgaria e Romania per i passi concreti fatti nell’ambito delle riforme economiche e di lotta alla corruzione e al crimine organizzato. L’Europarlamentare Michael Cashman, invece, da Presidente dell’IGLR ha sottolineato in un’intervista a PinkNews che con l’inclusione nell’EU «avremo la possibilità di monitorare i due paesi e di farli ritenere responsabili del rispetto delle regole e standard comunitari. Dobbiamo fare in modo – ha aggiunto Cashman – di non finire nella situazione della Polonia, che non mette in atto ciò di cui è firmataria.» Come noto la Polonia è da tempo nel mirino delle organizzazioni dei diritti civili per le posizioni razziste e denigratorie di molti suoi esponenti politici e per l’attacco condotto in vario modo (chiusura di bar e locali) e vari livelli (difficoltà per le associazioni GLBT) alla comunità non eterosessuale del paese. Giusto pochi giorni fa il primo ministro, l’ultracattolico conservatore Kaczynski, ha detto che «i gay non possono avere gli stessi diritti degli eterosessuali.»
In Romania le cose vanno un po’ meglio, ma anche lì non sono mancati episodi omofobi come quando durante la marcia dell’ultimo Gay Pride i partecipanti (qualche centinaio) sono stati oggetto del lancio di uova da parte degli aderenti di Noua Dreapta, gruppo cristiano che esibiva cartelli con scritte come “La Romania non ha bisogno di voi” e che ha definito la vita di gay e lesbiche come “un oltraggio alla moralità e alla famiglia”. La Romania ha decriminalizzato l’omosessualità solo dieci anni fa e cita l’orientamento sessuale nella sua legge contro le discriminazioni. In entrambe le nazioni non vi è alcun tipo di riconoscimento delle coppie gay e lesbiche, come in Italia.
(Roberto Taddeucci)

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