La legge sulle Unioni Civili approvata dal Senato: la guida

Articolo per articolo, la nostra guida aggiornata al testo approvato

Ecco la nostra guida aggiornata alle unioni civili così come sono state approvate dal Senato.

Il disegno di legge

Il “ddl Cirinnà” è emendato dal c.d. Maxiemendamento che è stato approvato dal Senato.

Chi può contrarre l’unione civile

Possono contrarre l’unione civile “per organizzare la loro vita in comune” due persone dello stesso sesso non sposate né unite civilmente con altri, di maggiore età, che non siano interdette per infermità di mente, che non siano legati da stretti vincoli di parentela (genitori e figli, fratelli e sorelle, zio e nipote, zia e nipote).

L’unione civile e chi è separato

L’art. 2, comma 3, lett. a) del ddl 2081 elenca tra le cause impeditive dell’unione civile la “sussistenza di un vincolo matrimoniale”. Il vincolo matrimoniale viene meno solo con il divorzio, che secondo le ultime indiscrezioni potrebbe essere il c.d. divorzio lampo

Come ci si potrà unire civilmente

Ci si potrà unire in presenza di due testimoni maggiorenni presso l’Ufficio dello stato civile di ogni Comune d’Italia. Il sindaco o un suo delegato provvederanno all’iscrizione dell’unione ed a consegnare alla coppia unita civilmente un attestato che conterrà i dati anagrafici delle parti, l’indicazione del loro regime patrimoniale e della loro residenza, oltre ai dati anagrafici e la residenza dei testimoni. A differenza del matrimonio, non saranno necessarie le cosiddette (ed un po’ vetuste) pubblicazioni.

Quali scelte andranno fatte prima di unirsi civilmente?

Esattamente come per papà e mamma, le parti dovranno scegliere quale regime patrimoniale adottare, se quindi la comunione legale o la separazione dei beni. Le parti potranno anche eventualmente scegliere di adottare un cognome comune: sarà infatti anche possibile anteporre o posporre al cognome comune il proprio, almeno finché l’unione civile sarà in piedi.

Parliamo dei doveri e dei diritti

Con la costituzione dell’unione civile le parti acquistano gli stessi diritti e assumono i medesimi doveri del matrimonio con l’esclusione del dovere di fedeltà, dettaglio meramente irrilevante sul piano pratico, ma irritante sul piano simbolico. Resta invece inalterato il dovere diassistenza morale e materiale e della coabitazione. Entrambe le parti sono tenute, ciascuna in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale e casalingo, a contribuire ai bisogni comuni. Le parti concordano tra loro l’indirizzo della vita familiare e fissano la residenza comune; a ciascuna delle parti spetta il potere di attuare l’indirizzo concordato. Alle parti si applicheranno infatti norme identiche a quelle del codice civile che regolano il regime patrimoniale delle persone sposate e quelle relative all’obbligo degli alimenti per la parte più debole, nonchè quelle relative al matrimonio tra stranieri. Si applicano anche le norme del codice civile, tra cui quelle sull’allontanamento dalla residenza familiare (art. 146), sul regime patrimoniale (articoli 159, 160, 162, 163, 164, 166, 166-bis), sulla protezione dagli abusi familiari (art. 342 bis e ter), sull’amministratore di sostegno (art. 408 e 410), sull’interdizione o inabilitazione (art. 417, 426 e 429), sulla violenza (art. 1436), sull’indennità di fine rapporto (TFR) in caso di morte (art. 2122), sulla costituzione del fondo patrimoniale e separazione di beni (art. 2647). Vi è poi una frase generica che apre anche ad altri diritti: “Le disposizioni che si riferiscono al matrimonio e le disposizioni contenenti le parole «coniuge», «coniugi» o termini equivalenti, ovunque ricorrono nelle leggi, negli atti aventi forza di legge, nei regolamenti nonché negli atti amministrativi e nei contratti collettivi, si applicano anche ad ognuna delle parti dell’unione civile tra persone dello stesso sesso”.

L’eredità

Per quanto riguarda l’eredità si applicano le stesse identiche norme relative al matrimonio (capo III e dal capo X del titolo I, dal titolo II e dal capo II e dal capo V-bis del titolo IV del libro secondo del codice civile).

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La pensione di reversibilità

Come nel matrimonio, in caso di morte del compagno o della compagna, il superstite avrà diritto alla pensione di reversibilità. Secondo le stime fatte dal Ministero per l’Economia, il costo per lo Stato potrebbe arrivare a regime a circa 23 di milioni l’anno.

Un’unione civile con un partner straniero

Valgono le norme per i matrimoni: le norme infatti sull’immigrazione o sulla cittadinanza che oggi parlano di coniugi, mogli o mariti, si applicherebbero anche alle dolci metà delle unioni civili. Vediamo qualche esempio. Lo straniero che è unito civilmente a un altro straniero regolarmente residente in Italia, avrebbe diritto al permesso di soggiorno per motivi familiari. Potrebbero poi esserci casi di ricongiungimenti: ad esempio tra coppie omosessuali che hanno un’unione registrata all’estero, che l’Italia sarebbe obbligata a riconoscere. Importanti anche le ricadute per gli stranieri uniti civilmente a cittadini italiani. Innanzitutto potrebbero mettersi in tasca una carta di soggiorno per familiari di cittadini Ue. Soprattutto, con un’interpretazione estensiva della nuova legge, dopo pochi anni potrebbero anche diventare cittadini italiani.

L’adozione del figlio del partner (stepchild adoption)

Sappiamo che la rinuncia a questo aspetto è la parte più dolorosa in questo momento. L’adozione non è però esclusa del tutto. Rimane infatti la possibilità di rivolgersi ad un giudice, che – ci dicono gli esperti – sarà facilitato dal prendere una decisione a favore della coppia e nell’interesse del bambino dall’ultima frase dell’art. 20 del maxi emendamento: “resta fermo quanto previsto e consentito in materia di adozione dalle norme vigenti”. In ogni caso le coppie difficilmente potranno fare la richiesta subito, ma dovranno aspettare qualche anno per dimostrare l’effettiva presenza di un legame genitoriale tra adottante ed adottato.

Come si potrà “divorziare”

Come già detto divorzio-lampo: senza periodo di separazione, in soli tre mesi.

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Che succede in caso di cambio di sesso di uno dei due partner sposati?

Se si tratta di due coniugi il matrimonio si può trasformare in unione civile, se si tratta di partner dell’Unione civile l’unione si scioglie automaticamente e i due, se vogliono farlo, si possono sposare.

Che succede ad una coppia che non vuole unirsi civilmente?

A questo pensa il secondo titolo del decreto legge, che regola le convivenze di fatto tra due persone, indipendentemente dal sesso dei componenti. Per “conviventi di fatto” si intenderanno due persone maggiorenni unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da un’unione civile. La protezione in questo caso sarà più blanda, ma minori saranno anche i doveri. Si va dal dovere di reciproca assistenza anche in ospedale ed in carcere (con conseguente diritto di visita), al diritto alla permanenza nella casa di comune residenza e successione nel contratto di locazione, al diritto all’inserimento nelle graduatorie per l’assegnazione di alloggi di edilizia popolare, ad un minimale obbligo di mantenimento della parte più debole nella coppia. Le parti potranno regolare di fronte ad un notaio i loro rapporti con un “contratto di convivenza” disciplinando i rapporti patrimoniali relativi alla loro vita in comune.

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Entreranno in vigore subito dopo l’approvazione?

Le unioni civili, se e quando approvate, entreranno in vigore subito: non si aspetteranno i decreti attuativi che dovranno comunque arrivare entro sei mesi. Al massimo qualche Comune con una Amministrazione un po’ meno entusiasta della legge – o qualche funzionario conservatore – vorrà aspettare le prime circolari ministeriali di attuazione, ma l’attesa non potrà superare comunque i trenta giorni, ci assicurano gli esperti.