Unioni civili: Bindi e Pollastrini al lavoro sul DdL

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Occhi puntati su Caserta, dove il Governo si riunirà nel fine settimana e dove si discuterà anche del Disegno di Legge sulle unioni civili al quale stanno lavorando...

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ROMA – Il Governo si prepara alla trasferta a Caserta nella quale cercherà di mettere a punto una strategia condivisa per affrontare le prossime tappe dell’agenda politica. Uno dei punti più controversi naturalmente è quello sulle coppie di fatto, che pone a Prodi e ai suoi ministri il problema di dover considerare le normative e gli standard europei che tendono all’eliminazione di disparità di trattamento tra cittadini (parità di diritti) mentre quasi quotidianamente dal Vaticano, ben conscio della propria influenza sulla politica italiana, vengono appelli e richiami affinché siano ben conservate tutti quei privilegi e diritti esclusivi dei cittadini eterosessuali, i soli visti di buon occhio dal dogmatismo religioso. Dal lavoro dei nostri rappresentanti politici i cittadini si aspetterebbero leggi in grado di rappresentare i diritti di tutti, sia coloro che sono graditi al clero sia coloro che non lo sono. Vedremo, su questo fronte, quello che succederà nelle prossime settimane.
Intanto si lavora al Disegno di Legge (DDL) da discutere proprio a Caserta. Vi lavorano separatamente ma, pare, in modo collaborativo le due donne ministro. Rosy Bindi, ministro della famiglia, e Barbara Pollastrini, ministro per i diritti e le pari opportunità dovrebbero cercare di convergere su un testo comune partendo, dice Bindi, dal fatto che «nel programma di Governo si vogliono riconoscere i diritti di coloro che hanno fatto una scelta diversa dalla famiglia». Pollastrini dal canto suo auspica tempi rapidi e afferma che non ci sono sfide in corso tra l’ala riformista e quella cattolica. «Ci sarà un confronto sereno – dice Pollastrini – come quello che abbiamo già avviato. Non certo per levare qualcosa alla famiglia, che anzi noi sosteniamo, non per equiparare le coppie di fatto ai matrimoni, ma per fare una legge che dia diritti e doveri a quei milioni di persone che per necessità o per scelta vivono in coppie di fatto.»
Sul tema interviene anche il ministro dell’Università Fabio Mussi, secondo il quale le unioni civili «non sono materia eticamente sensibile, etico è il comportamento di ciascuno: uno Stato laico deve riconoscere i diritti di tutte le persone senza interferire negli orientamenti sessuali e negli stili di vita.» Dal canto suo Sergio Lo Giudice, presidente nazionale di Arcigay, commenta che «I ricatti confessionali dei teodem rischiano di inquinare non solo il vertice di Caserta, ma anche i pozzi della democrazia. Siamo pronti a una stagione di mobilitazione di piazza se la proposta sulle unioni civili non soddisferà il requisito minimo di un riconoscimento giuridico delle coppie. Non accetteremo che si i mantengano nella clandestinità le famiglie gay e lesbiche. Il vertice dell’Unione – continua Lo Giudice – rappresenterà un banco di prova della maggioranza sulla laicità della Repubblica. L’Italia deve seguire la strada maestra già percorsa da tutte le maggiori democrazie europee. Ovunque siano state approvate, le leggi sul matrimonio gay, sui Pacs o sulle unioni civili hanno procurato maggiore felicità e benessere, senza danno alcuno alle famiglie eterosessuali sposate. I Pacs non tolgono niente a nessuno ma offrono un’opportunità in più a tutti. Le conseguenti catastrofi sociali fantasiosamente profetizzate dalle gerarchie cattoliche non hanno alcun riscontro nella realtà dei fatti. La Costituzione della Repubblica italiana poi, nel riconoscere all’articolo 29 i diritti della famiglia fondata sul matrimonio, non proibisce il riconoscimento di altre forme di unione. L’unica parificazione – conclude Lo Giudice – di cui parla è quella della dignità sociale che, accanto all’eguaglianza dei diritti, deve essere riconosciuta a tutti i cittadini, senza alcuna distinzione. A questi principi e non agli astratti dogmi religiosi del Vaticano si ispirino governo e parlamento.» (Roberto Taddeucci)

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