Reggio Emilia, accolta prima cittadinanza italiana dopo l’unione civile

Domani il ragazzo giurerà in Comune la sua fedeltà alla Repubblica italiana.

Giornata importante per quanta riguarda i diritti LGBT in Italia.

Dopo l’approvazione della unioni civili e la possibilità per le coppie dello stesso sesso sposate o unite civilmente all’estero di trascrivere la loro unione in Italia, si è infatti ufficialmente aperta la possibilità del/della partner non italiano/a di richiedere e ottenere la nostra cittadinanza.

Ad annunciare il primo caso ufficiale l’Associazione radicale Certi Diritti, che ha seguito passo passo la prima persona che acquisirà la cittadinanza in forza del matrimonio celebrato in Portogallo e trascritto come unione civile in Italia. Costui abita a Reggio Emilia e il prossimo 30 marzo, dopo aver ottenuto il decreto di concessione, giurerà in Comune la sua fedeltà alla Repubblica italiana.

La coppia in questione è stata inoltre una delle prime ad ottenere per il ragazzo non italiano la Carta di soggiorno per familiare di cittadino europeo, grazie all’applicazione delle norme comunitarie sulla libera circolazione. Sempre il Tribunale di Reggio Emilia riconobbe, per la prima volta in Italia, ad un’altra coppia italo-uruguayana seguita da Certi diritti il diritto alla vita familiare grazie ad un ricorso presentato dall’Avv. Giulia Perin, disponendo il rilascio del primo titolo di soggiorno per il partner dello stesso sesso non italiano. Questa normativa europea permise alle coppie miste, dal 2012 fino all’approvazione della Legge sulle unioni civili, di poter vivere insieme in Italia. Ora, sempre a Reggio Emilia, la prima acquisizione di cittadinanza italiana.

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Gabriella Friso, responsabile di “Affermazione civile” nel direttivo di Certi diritti, ha così celebrato il lieto evento: “Ricordiamo che nelle coppie miste dello stesso sesso sposate o unite civilmente all’estero, che hanno trascritto la loro unione in Italia o sono unite civilmente nel nostro Paese, il partner non italiano dopo 2 anni di vita in Italia dalla loro unione/matrimonio , o dopo 3, se la coppia risiede all’estero, può presentare la richiesta della cittadinanza italiana. Questo è un altro passo importante verso l’uguaglianza ma restano ancora l’impossibilità di celebrare il matrimonio civile e il riconoscimento della doppia genitorialità, compresa la possibilità genitorialitàhe differenziano le famiglie omoaffettive dalle altre. La nostra Associazione continuerà ad impegnarsi fino all’ottenimento dell’uguaglianza.”