Cosa sono le unioni civili: la guida ultimativa

Articolo per articolo, vediamo cosa prevede il ddl Cirinnà in aula dal 26 gennaio

Ddl Cirinnà, incardinamento, stepchild adoption, reversibilità della pensione, regime patrimoniale, divorzio, alimenti…. termini conosciuti da chi è sposato, ma non bene dalle persone LGBT che al massimo fino ad oggi ne hanno parlato con genitori ed amici, mai per vicende che riguardavano loro stessi. Ecco quindi la guida ultimativa per capire cosa c’è (e cosa manca) nel ddl Cirinnà rispetto alle nostre aspettative di uguaglianza totale e rispetto ai bisogni delle coppie dello stesso sesso in Italia.

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Il disegno di legge

Il “ddl Cirinnà” è in realtà una versione molto riveduta e corretta di diversi disegni di legge presentati a partire dall’inizio della attuale XVII legislatura. Dal 4 dicembre 2013 relatrice del disegno di legge è stata nominata la senatrice Monica CirMonica Cirinnà del Partito Democratico, che è anche la prima firmataria del nuovo testo , numero 2081, presentato il 14 ottobre 2015 insieme ad altri 70 parlamentari, quasi tutto del PD. E’ composto da due capi e 23 articoli: il secondo capo ci riguarda in misura lievemente minore (ma non è detto), perché regola le convivenze di fatto tra le persone, siano queste omosessuali che eterosessuali.

Chi può contrarre l’unione civile

Possono contrarre l’unione civile “per organizzare la loro vita in comune” in una nuova “specifica formazione sociale” due persone dello stesso sesso non sposate né unite civilmente con altri, di maggiore età, che non siano interdette per infermità di mente, che non siano legati da stretti vincoli di parentela (genitori e figli, fratelli e sorelle, zio e nipote, zia e nipote). Impedimento è se una delle due persone è stata condannata per omicidio del coniuge dell’altra persona o di chi le sia stato unito civilmente.

L’unione civile e chi è separato

L’art. 2, comma 3, lett. a) del ddl 2081 elenca tra le cause impeditive dell’unione civile la “sussistenza di un vincolo matrimoniale”. Il vincolo matrimoniale viene meno solo con il divorzio, mentre la separazione sospende solamente gli effetti del vincolo, in attesa del divorzio. Quindi, chi è solamente separato non potrà contrarre l’unione civile. Nulla osta, invece – almeno secondo i nostri esperti – per chi è separato fare un accordo di convivenza secondo quanto previsto dal capo II della legge (vedi l’ultimo capitolo della guida).

Come ci si potrà unire civilmente

Ci si potrà unire in presenza di due testimoni maggiorenni presso l’Ufficio dello stato civile di ogni Comune d’Italia. Il sindaco, un suo delegato o l’Ufficiale dello stato civile provvederanno all’iscrizione dell’unione ed a consegnare alla coppia unita civilmente un attestato che conterrà i dati anagrafici delle parti, l’indicazione del loro regime patrimoniale e della loro residenza, oltre ai dati anagrafici e la residenza dei testimoni. A differenza del matrimonio, non saranno necessarie le cosiddette (ed un po’ vetuste) pubblicazioni.

Quali scelte andranno fatte prima di unirsi civilmente?

Esattamente come per papà e mamma, le parti dovranno scegliere quale regime patrimoniale adottare, se quindi la comunione legale o la separazione dei beni. Le parti potranno anche eventualmente scegliere di adottare un cognome comune. Sarà infatti anche possibile anteporre o posporre al cognome comune il proprio.

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Parliamo dei doveri e dei diritti

Con la costituzione dell’unione civile le parti acquistano gli stessi diritti e assumono i medesimi doveri; dall’unione civile deriva l’obbligo reciproco alla fedeltà, all’assistenza morale e materiale e alla coabitazione. Entrambe le parti sono tenute, ciascuna in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale e casalingo, a contribuire ai bisogni comuni. Le parti concordano tra loro l’indirizzo della vita familiare e fissano la residenza comune; a ciascuna delle parti spetta il potere di attuare l’indirizzo concordato. Alle parti si applicano le norme del codice civile che regolano il regime patrimoniale delle persone sposate (dalla sezione II alla sezione VI di questo qui .

Vi è poi una frase generica che apre anche ad altri diritti: “Le disposizioni che si riferiscono al matrimonio e le disposizioni contenenti le parole «coniuge», «coniugi» o termini equivalenti, ovunque ricorrono nelle leggi, negli atti aventi forza di legge, nei regolamenti nonché negli atti amministrativi e nei contratti collettivi, si applicano anche ad ognuna delle parti dell’unione civile tra persone dello stesso sesso”, fuorchè per gli articoli del codice civile non espressamente richiamati e le norme sull’adozione (legge 184 del 1983, titolo II).

L’eredità

Per quanto riguarda l’eredità i applicano le stesse identiche norme relative al matrimonio (capo III e dal capo X del titolo I, dal titolo II e dal capo II e dal capo V-bis del titolo IV del libro secondo del codice civile).

La pensione di reversibilità

In caso di morte del compagno o della compagna, il superstite avrà diritto alla pensione di reversibilità. Secondo le stime fatte dal Ministero per l’Economia, il costo per lo Stato potrebbe arrivare a regime a circa 23 di milioni l’anno.

Un’unione civile con un partner straniero

Valgono le norme per i matrimoni: le norme infatti sull’immigrazione o sulla cittadinanza che oggi parlano di coniugi, mogli o mariti, si applicherebbero anche alle dolci metà delle unioni civili. Vediamo qualche esempio. Lo straniero che è unito civilmente a un altro straniero regolarmente residente in Italia, avrebbe diritto al permesso di soggiorno per motivi familiari. Potrebbero poi esserci casi di ricongiungimenti: ad esempio tra coppie omosessuali che hanno un’unione registrata all’estero, che l’Italia sarebbe obbligata a riconoscere. Importanti anche le ricadute per gli stranieri uniti civilmente a cittadini italiani. Innanzitutto potrebbero mettersi in tasca una carta di soggiorno per familiari di cittadini Ue. Soprattutto, con un’interpretazione estensiva della nuova legge, dopo pochi anni potrebbero anche diventare cittadini italiani.

L’adozione del figlio del partner (stepchild adoption)

La norma più discussa, contenuta nell’articolo 5, estende alle parti dell’unione civile la cosiddetta “adozione in casi particolari“, prevista dall’articolo 44, comma 1, lettera b), della legge 4 maggio 1983, n. 184 (qui il testo ).

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Il ddl Cirinnà permette alle coppie di accedere alla fecondazione eterologa o di avere figli con il cd. “utero in affitto”?

No. La fecondazione eterologa alle coppie dello stesso sesso ed ai single è già oggi vietata in modo categorico dagli articoli 5 e 12 della legge 40 del 2004 che, in modo molto chiaro, al secondo punto dell’articolo 12 stabilisce che “chiunque a qualsiasi titolo, in violazione dell’articolo 5, applica tecniche di procreazione medicalmente assistita a coppie i cui componenti non siano entrambi viventi o uno dei cui componenti sia minorenne ovvero che siano composte da soggetti dello stesso sesso o non coniugati o non conviventi è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 200.000 a 400.000 euro.” Il cosiddetto “utero in affitto” – o maternità surrogata o GPA (gestazione per altri) che sia – è invece vietato penalmente dal punto 6 dello stesso articolo 12 che recita: “chiunque, in qualsiasi forma, realizza, organizza o pubblicizza la commercializzazione di gameti o di embrioni o la surrogazione di maternità è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 600.000 a un milione di euro”. Quindi chi parla di mettere tale divieto nel Ddl Cirinnà è in malafede, perché sa perfettamente che questo c’è già nella legislazione italiana.

Come ci si potrà “divorziare”

Si applicano le medesime norme del matrimonio (capo V del titolo VI del libro primo del codice civile, alla legge 1° dicembre 1970, n. 898, nonché le disposizioni di cui al titolo II del libro quarto del codice di procedura civile ed agli articoli 6 e 12 del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 132, convertito, con modificazioni, dalla legge 10 novembre 2014, n. 162). Niente divorzio-lampo, quindi, o niente raccomandata come succede per il PACS francese.

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Che succede in caso di cambio di sesso di uno dei due partner sposati?

Se si tratta di due coniugi il matrimonio si può trasformare in unione civile, se si tratta di partner dell’Unione civile l’unione si scioglie automaticamente e i due, se vogliono farlo, si possono sposare.

Che succede ad una coppia che non vuole unirsi civilmente?

A questo pensa il secondo titolo del decreto legge, che regola le convivenze di fatto tra due persone, indipendentemente dal sesso dei componenti. Per “conviventi di fatto” si intenderanno due persone maggiorenni unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da un’unione civile. La protezione in questo caso sarà più blanda, ma minori saranno anche i doveri. Si va dal dovere di reciproca assistenza anche in ospedale ed in carcere (con conseguente diritto di visita), al diritto alla permanenza nella casa di comune residenza e successione nel contratto di locazione, al diritto all’inserimento nelle graduatorie per l’assegnazione di alloggi di edilizia popolare, ad un minimale obbligo di mantenimento della parte più debole nella coppia. Le parti potranno regolare di fronte ad un notaio i loro rapporti con un “contratto di convivenza” disciplinando i rapporti patrimoniali relativi alla loro vita in comune.

Entreranno in vigore subito dopo l’approvazione?

Le unioni civili, se e quando approvate, entreranno in vigore subito: non si aspetteranno i decreti attuativi che dovranno comunque arrivare entro sei mesi. Al massimo qualche Comune con una Amministrazione un po’ meno entusiasta della legge – o qualche funzionario conservatore – vorrà aspettare le prime circolari ministeriali di attuazione, ma l’attesa non potrà superare comunque i trenta giorni, ci assicurano gli esperti.

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