Unioni civili: ecco le risposte alle paure sul nuovo ddl Cirinnà

Intervista alla giurista Angioletta Sperti, professoressa di Diritto Pubblico Comparato

Obbligo di fedeltà, stepchild, prospettive della nostra battaglia, differenze col matrimonio: il “nuovo” ddl Cirinnà va analizzato in profondità ed abbiamo provato a farlo con Angioletta Sperti, professoressa di Diritto Pubblico Comparato all’Università di Pisa, autrice del testo “Omosessualità e diritti – I percorsi giurisprudenziali ed il dialogo globale delle Corti costituzionali”.

Partiamo dalla domanda più calda: è davvero una “polpetta avvelenata” quella di aver tolto dal ddl l’obbligo di fedeltà? Una polpetta che sarebbe stata imposta da Alfano non solo per umiliare simbolicamente la coppia omosessuale, ma anche per ostacolare le adozioni nei tribunali?

Io credo che assolutamente non comporti nulla sul piano per esempio della capacità genitoriale. Si tratta di un retaggio di una prospettiva particolare del rapporto coniugale che era accettata un tempo, quando lo Stato voleva entrare all’interno del legame matrimoniale per dare una concezione ideologizzata della famiglia. Quindi credo che dal punto di vista delle regole della relazione d’amore e da quello del rapporto genitoriale, questo non cambi nulla. Può essere anche guardata in senso positivo, come l’eliminazione di un retaggio culturale, appunto. Resta la perplessità riguardo a questa scelta, fatta evidentemente per avallare una certa idea del rapporto tra le persone dello stesso sesso ma, ripeto, sul piano giuridico la fedeltà non ha nulla a che fare con la stabilità della coppia.

Quindi siamo sicuri che per la stepchild adoption per via giudiziaria, quella che ci rimane come prospettiva per i prossimi anni, questo cambiamento nel ddl Cirinnà non comporti nulla?

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No, a mio parere no.

Passiamo alla stepchild adoption. Con il ddl Cirinnà la posizione delle famiglie arcobaleno è rafforzata o indebolita di fronte ai giudici per chiedere ed ottenere la cosiddetta “stepchild adoption giudiziaria”?

Sicuramente non è peggiorata, semmai il contrario. La disposizione sembra infatti avvallare il ruolo della magistratura: mi sento quasi di poter dire che con il ddl Cirinnà sarà rafforzata la posizione del giudice. Sembra infatti quasi che il legislatore abbia voluto dichiaratamente abdicare al proprio ruolo per dire ai giudici: continuate così. Resta il dubbio su come il legislatore abbia totalmente deciso di abdicare al proprio ruolo normando la materia, quando la stepchild adoption è riconosciuta pressoché ovunque in tutti i paesi in cui ci sono matrimoni o unioni civili registrate.

Una domanda più generale. Secondo lei è accettabile la tesi secondo cui con questi cambiamenti il ddl Cirinnà descrive le coppie omosessuali come “inferiori” rispetto a quelle eterosessuali?

Sono d’accordo con la tesi da molti sostenuta che in questo caso si crei un regime non affatto diverso da quello che in passato ci fu in altri ordinamenti, ad esempio per le persone di colore negli Stati Uniti: io credo che il regime del doppio binario con queste precisazioni, specie quella della stepchild adoption, rappresenti una forma di discriminazione che presenti forti dubbi di legittimità costituzionale e che pertanto arriverà presto all’esame della Corte Costituzionale e della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Poi, paradossalmente, sono d’accordo anche con chi sostiene che andando a vedere nello specifico queste differenze, talune sono davvero risibili mentre altre peggiorano quasi la posizione delle coppie sposate col matrimonio, come la questione del ‘divorzio breve’. In questo caso, se di discriminazione bisogna parlare, forse è quasi lesa di più la posizione della coppia eterosessuale che deve subire il calvario delle leggi attuali per poter accedere al divorzio, diversamente da quanto avviene in altri ordinamenti. In questo senso si può parlare di una modernizzazione del diritto di famiglia, sebbene limitato alle coppie unite civilmente.

Nella vita di ogni giorno, che differenze pratiche ci saranno tra una coppia omosessuale unita civilmente ed una eterosessuale sposata?

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Direi che, a parte queste perplessità, per il resto i diritti del matrimonio ci sono tutti: da quelli successori alla pensione di reversibilità, a quelli legati ai permessi lavorativi, sul piano delle visite in carcere ed in ospedale e così via. Da questo punto di vista, sono stati in questi giorni lanciati troppi slogan, fatti per nascondere una portanza che è assolutamente quella della parità dei diritti, così come previsto dall’articolo 3 della Costituzione.

Pensiamo al primo Sindaco che farà obiezione di coscienza? Che succederà?

Questo problema sicuramente si porrà, come è successo altrove, anche recentemente negli Stati Uniti. Resta il fatto però che il pubblico ufficiale, glielo confermo, in nome della libertà religiosa non può sottrarsi ad applicare una legge dello Stato.

Che cosa comporterà il ddl Cirinnà per le coppie sposate all’estero? Si arriverà al loro riconoscimento?

Su questo ho qualche perplessità. Le sentenze della Corte Costituzionale a me non sembra che non lascino molto spazio all’interpretazione: da noi la Corte dice che l’articolo 29 è quello del matrimonio tra uomo e donna. In Italia, sembra dirci la Corte, se vogliamo estendere il matrimonio alle coppie dello stesso sesso, non basta una legge ordinaria.

Si apre quindi una nuova pagina del diritto di famiglia?

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Penso di sì. Penso che questa legge, per quanto discutibile, innescherà un effetto positivo. Le coppie diventeranno molto più visibili, come è avvenuto in altri paesi. La percezione stessa della gente cambierà: il diritto non è infatti solamente recittivo delle istanze sociali, ma è anche promozione e stimolo dei cambiamenti nella società stessa e questo circolo virtuoso sarà inevitabile. La parola passerà in prima istanza alle Corti, perché possano completare quel che il legislatore non è riuscito a fare. Ma la strada è imboccata: nel 2003, quando la Corte Suprema degli Stati Uniti depenalizzò definitivamente gli atti sessuali tra persone dello stesso sesso, ci fu chi sostenne che il sentiero verso il matrimonio egualitario era solcato ed in effetti questo poi avvenne, anche se ci è voluto del tempo. Il bicchiere quindi è mezzo pieno.

1 commento su “Unioni civili: ecco le risposte alle paure sul nuovo ddl Cirinnà

  1. Non mi convince molto, sinceramente. Una unione in cui i contraenti non si impegnano alla fedeltà reciproca, che come ha detto la Cassazione non è da intendere in senso meramente sessuale come accadeva forse un tempo, e in cui si può mettere fine a tutto in un lampo verrà senza dubbio trattata in quanto unione non seria, perlomeno non seria tanto quanto il matrimonio, e questo peserà molto quando ci si troverà a proporre nei media e in parlamento l’estensione della possibilità di adottare bambini alle coppie unite civilmente.

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