Unioni civili: forse, magari non per i gay…

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Le ministre Pollastrini e Bindi lavorano al DDL sulle coppie di fatto. Il Vaticano emette l’ennesimo veto divino e non piace l’esplicito riferimento alle unioni «anche dello stesso...

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ROMA – Acque agitate per il tanto discusso Disegno di Legge sulle Unioni Civili che farebbe uscire l’Italia da un’arretratezza sui temi dei diritti civili che diventa sempre più imbarazzante per uno dei paesi fondatori dell’Unione Europea. Da giorni ormai sui grandi quotidiani nazionali girano voci su quelli che sarebbero i punti salienti di una bozza su cui si procede a forza di limature da parte dei team dei due ministeri direttamente coinvolti, quello della Famiglia e quello dei Diritti e Pari Opportunità. Una prima versione ufficiale del DDL avrebbe potuto essere presentata venerdì prossimi, 9 febbraio, al Consiglio dei Ministri, ma al momento non sarebbe tra i punti all’ordine del giorno. Nel caso la stesura dovesse essere completata nel frattempo potrebbe comunque essere presentata in extremis. Oggi a TG Parlamento la ministra Barbara Pollastrini ha dichiarato: «Noi ce la mettiamo tutta, poi in Consiglio dei Ministri ognuno si assumerà la propria responsabilità.» Il primo dei 16 articoli che lo comporrebbero farebbe un chiaro riferimento ai diritti dei conviventi anche dello stesso sesso, il che sembra sia particolarmente mal visto dalla compagine più filo-vaticana dei parlamentari. La “Santa Sede” dal canto proprio è in piena, e non passa giorno che qualcuno dei suoi numerosi e altolocati altoparlanti faccia sentire la propria voce. Intanto il quotidiano dei vescovi, Avvenire, fa del suo meglio per illustrare ai propri devoti lettori quanto pii e sensati siano le ragioni del no, dando zero spazio alle ragioni e argomentazioni del sì.
«Qualche giorno fa una donna lamentava di essere considerata “la metà di niente”. Per il Vaticano, le coppie di fatto, soprattutto quelle gay, sono “il niente di niente”», è il commento di Franco Grillini, deputato dell’Ulivo, che aggiunge che «L’editoriale di oggi di Avvenire è inequivocabile e contesta l’architrave del ddl del Governo, quello che dovrebbe essere l’articolo 1. Stando alle anticipazioni giornalistiche, se fosse cancellato persino il moderatissimo articolo 1 la proposta di legge, la più debole di tutte quelle in vigore nei venti paesi europei dove i diritti di diverse forme famigliari sono riconosciuti da tempo, non avrebbe più senso. Le gerarchie non vogliono nessuna forma di registrazione o “accertamento” per le coppie di fatto. Pietosamente “Avvenire” sarebbe disposto a concedere imprecisati e limitati diritti con aleatorie modifiche al codice civile, norme “caritatevoli” si sussurra da Oltretevere. No grazie, non vogliamo carità, non vogliamo elemosina e nemmeno commiserazione. Chiediamo parità di diritti e di cittadinanza nella giustizia e nella libertà di scelta.»
Per Titti De Simone (Prc), presidente del comitato Pari opportunità alla Camera, «senza l’esplicito riconoscimento dei diritti anche per le persone omosessuali il testo sulle unioni civili si può anche buttare. Ogni giorno assistiamo ad attacchi di strumentali ed ideologici – dice De Simone – contro il riconoscimento pubblicistico delle unioni civili, contro la dichiarazione anagrafica delle convivenze, per l’estensione a 15 anni del periodo di convivenza per ottenere la reversibilità della pensione, per l’esclusione delle coppie omosessuali. Siamo di fronte ad atteggiamenti razzisti. Il programma su questo punto è chiaro: superare le discriminazioni e far crescere la società contro il pregiudizio. Se dentro l’Unione c’è qualcuno che vuole contrastare quanto dettato dal programma elettorale, perché spinto da uno spirito omofobico, credo vada contrastato in quanto non in sintonia con il nostro popolo. Se ascoltassimo i veti della Cei e le posizioni dei centristi dell’Unione verrebbe fuori un teso che discrimina le coppie di fatto non solo sul piano dell’orientamento sessuale ma anche sul piano della qualità dei diritti. Il nostro è un paese laico e come tale deve comportarsi. Nel rispetto delle reciproche autonomie – conclude De Simone – considero inaccettabile che le gerarchie ecclesiastiche cerchino di condizionare la stesura di una legge con l’obiettivo di svuotarla sotto il profilo della qualità dei diritti e dell’impianto culturale.» (RT)

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