Unioni civili, Campana: “Fidatevi del Pd, mai più errori del passato”

Niente trattative al ribasso, assicura la responsabile Welfare: “Pronti alla forzatura”.

Alla vigilia della riapertura dei lavori in commissione Giustizia del Senato (il 2 settembre i senatori sono convocati per continuare il voto sul DDL Cirinnà, e mentre si parla di ulteriori modifiche al testo e si temono compromessi al ribasso per accontentare l’alleato di governo CD, abbiamo intervistato Micaela Campana, deputata e responsabile Welfare del Pd che insieme a MMonica Cirinnàsta curando l’iter della legge e il suo sviluppo.

Onorevole Campana, da che punto riparte la discussione in commissione, considerato il dibattito di questi giorni?

Spesso le indiscrezioni che riportano i giornali non rappresentano la realtà. La commissione ha davanti 1600 emendamenti e riparte da lì. Abbiamo detto da subito che volevamo fortemente il percorso in commissione, ma che non avremmo accettato ostruzionismo. Per questo, dopo il voto sulle riforme costituzionali, siamo pronti anche ad una forzatura e ad andare in aula senza la relatrice. Il ritardo con cui l’Italia arriva ad una legge che riconosca i diritti finora negati a migliaia di cittadini non è più giustificabile: vogliamo che le unioni civili siano legge entro il 2015. E, sì, siamo disposti a discutere con tutto, ma non a svalutare la legge. L’unico vantaggio di arrivare ultimi nel riconoscimento dei diritti delle coppie gay e lesbiche è che possiamo fare una buona legge. Per questo non scenderemo sotto il confine dei diritti fondamentali che questa legge sancisce.

Eppure si parla di modificare l’art. 3 che è proprio il cuore della legge, quello che esplicita i diritti delle coppie omosessuali. E, ribadiamolo, parliamo di unioni civili e non di matrimonio, che ormai è maggioritario nel quadro europeo.

La legge che stiamo portando avanti, rispetto al testo votato in commissione ad aprile, non è una legge al ribasso. Certo, è un istituto originario, ma abbiamo detto da subito che non era il matrimonio. Il testo, infatti, si basa sull’articolo 2 della Costituzione e non sul 29, come chiede anche la sentenza 138 del 2010 della Corte Costituzionale.

Le modifiche di cui si parla punterebbero a togliere dalla legge i riferimenti agli articoli del codice civile che si riferiscono al matrimonio e a compilare un elenco di diritti.

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Io sono contraria, l’ho anche detto ieri dal palco della Festa Nazionale del Pd, a Milano. Non è possibile fare un’operazione del genere senza correre il rischio di avere una legge lacunosa. Soprattutto non può essere eliminata la parte del testo in cui si equiparano i coniugi ai partner di un’unione civile. Tra l’altro, significherebbe rendere la legge bersaglio di ricorsi continui nei tribunali. La giurisprudenza italiana e quella europea, in questo senso, hanno tracciato un percorso chiaro che dice che le coppie omosessuali non possono essere discriminate.

Sul palco di Milano, ieri, c’era anche l’onorevole Dorina Bianchi, di NCD che si è detta possibilista sulle stepchild adoption, precisando però che si tratta di posizioni personali e non del partito. Questo è uno dei punti salienti della legge e anche uno dei più contestati.

Dorina Bianchi ha detto che il suo partito lascerà libertà di coscienza, su questa legge. Ma sono stata chiarissima anche su questo: le stepchild adoption sono un elemento base della legge che tengono conto del diritto alla continuità affettiva del minore. Non ci deve essere alcuna confusione con la gestazione per altri con cui questa legge non ha alcuna attinenza. La gps in Italia rimane vietata. È evidente che non possiamo influire nella legislazione di altri paesi, in cui, invece, è una pratica legale e regolamentata. Per altro, abbiamo un precedente che è quello della legge 40. Sebbene sia stata giustamente svuotata dalla Corte, quella legge

sancisce il principio per cui i bambini di coppie italiane nati all’estero con metodi che in Italia sono vietati, devono essere riconosciuti anche dal nostro Stato. Al centro, c’è sempre l’esigenza del bene superiore del bambino: per questo non possiamo non parlare di adozione del figlio del partner.

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Nei giorni scorsi si è anche parlato di limitare l’adozione ai soli figli nati da relazioni precedenti.

È un principio discriminatorio, che verrebbe smontato al primo ricorso ad un qualsiasi tribunale. Ma al netto di questo, riconoscere la genitorialità delle coppie gay e lesbiche e il diritto del bambino alla continuità affettiva è un fatto politico, culturale e sociale.

Dorina Bianchi ieri ha accennato ad un altro passaggio critico, in questo dibattito: la possibilità di fare una riforma costituzionale e introdurre il referendum di indirizzo in modo da chiamare gli italiani ad esprimersi su questo. La proposta di referendum è condivisa anche da parte del Pd.

Come ho già detto, il ritardo dell’Italia su questo tema non è più giustificabile. Finalmente ci avviciniamo alla chiusura di un percorso e che facciamo? Ci allontaniamo di nuovo? La politica deve tornare a fare il suo mestiere, il parlamento deve legiferare. Io giro molto per il paese e vedo che l’opinione pubblica è matura su questa questione. Ce lo chiede l’Europa di fare questo passo, ma ce lo chiedono anche migliaia di cittadini. L’Italia, che siede al tavolo dei grandi, deve essere grande anche sulle questioni fondamentali che riguardano i diritti. Ora dobbiamo chiudere questo percorso sapendo che un minuto dopo penseremo al matrimonio.

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Non permetteremo che questa legge venga trascinata in un terreno fangoso e paludoso sine die.

Sembra però che ci sia una continua ricerca di un accordo con l’alleato di governo quando sappiamo che i numeri ci sarebbero comunque, per un’approvazione, con l’appoggio di altre forze come il MoVimento 5 Stelle e Sel.

Il tema non è mantenere la compattezza del governo, ma fare una legge che sia di tutti. Perché la questione dei diritti civili riguarda tutti i cittadini e tutti i partiti che li rappresentano. Detto questo, davanti all’ostruzionismo siamo pronti a portare il testo in aula senza la relatrice, pur di non rischiare la palude. Anche per questo il Pd si è preso una responsabilità che è quella del percorso congiunto tra Camera e Senato in modo che, una volta che la legge arriva alla Camera, non rischi di tornare indietro per via di altre modifiche ed emendamenti.

È di oggi un appello di Arcigay alla commissione Giustizia del Senato per “non scendere a compromessi con gli omofobi”. Come rispondete?

Gli italiani devono fidarsi del Pd. Abbiamo commesso tanti errori, a partire dal 2007 con la vicenda dei DiCo, ma ora abbiamo intrapreso un percorso di modernità. Nessuno vuole togliere diritti a chi li ha già, ma dobbiamo estenderli a quei cittadini che, come tutti gli altri, pagano le tasse e fanno parte del tessuto sociale di questo Paese. La politica non può fare un passo indietro rispetto alle richieste dei cittadini e alla giurisprudenza.

di Caterina Coppola