Unioni civili: tutte le novità introdotte dai decreti attuativi

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Approvati ieri dal Consiglio dei ministri regolamentano le unioni civili.

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Servivano solo i decreti attuativi alle unioni civili, diventate legge il 20 maggio scorso, per concludere il loro iter di approvazione e ingresso nel sistema giuridico italiano e finalmente ieri il Consiglio dei Ministri presieduto da Paolo Gentiloni ha dato il via libera a questi decreti ai quali il ministro della Giustizia Andrea Orlando ha lavorato durante l’estate e che chiariscono alcuni punti che erano rimasti un po’ in dubbio. Tra questi la possibilità di trascrivere i matrimoni contratti all’estero sul registro delle unioni civili italiane, e questo anche se il matrimonio è stato contratto prima dell’entrata in vigore della legge in Italia. Viene anche chiarita la possibilità di delega da parte del sindaco delle funzioni di ufficiale dello stato civile, così come già avviene per il matrimonio.

UNIRSI SU NAVI E AEREI

Con i decreti attuativi gran parte del diritto internazionale è stato recepito nella legge delle unioni civili. Anche quella parte che riguarda i matrimoni celebrati in pericolo di vita, nelle acque o nei cieli internazionali. Quelli che abbiamo visto ogni tanto al cinema: promessi sposi che approfittano del comandante di una nave in crociera o di un aereo in trasvolo internazionale per farsi unire in matrimonio. Ecco, da ieri anche per le unioni civili tra persone dello stesso sesso vale la stessa regola: se in pericolo di vita si potrà essere uniti civilmente per mare o per cielo.

GLI STRANIERI

Un argomento di intenso dibattito all’interno del governo: cosa deve succedere quando un italiano vuole contrarre un’unione civile con una persona dello stesso sesso straniera, di un Paese dove non vengono riconosciute le unioni civili? I decreti attuativi approvati ieri lo chiariscono in via definitiva: per poter contrarre l’unione civile è sufficiente che la persona straniera produca un certificato di stato libero e non un nulla osta del suo Paese. È un traguardo importante: ci sono molti Stati dove non soltanto non ci sono leggi per matrimonio e unioni civili omosessuali, ma l’omosessualità è discriminata se non addirittura considerata un reato. Su questo i decreti attuativi hanno fatto anche un passo ulteriore: se il Paese di origine della persona con la quale si vuole fare l’unione civile non rilascia nemmeno il certificato di stato libero, si può procedere con l’autocertificazione. Certo, bisogna tenere conto che questa dichiarazione di autocertificazione è sottoposta al controllo delle autorità italiane ed è un rimedio estremo. Ma è prevista. Inoltre, sempre per quanto riguarda l’estero, per un po’ di tempo, dopo l’approvazione della legge Cirinnà, ci si è chiesti se si poteva far valere in Italia un matrimonio omosessuale contratto all’estero. C’erano state molte polemiche quando alcuni sindaci d’Italia avevano deciso di trascrivere nei registri comunali i matrimoni omosessuali esteri. Adesso si potrà fare ufficialmente, ma verranno ovviamente registrati come unioni civili, anche con valore retroattivo.

MARITO E MOGLIE IN TRIBUNALE

Si è discusso a lungo su come rendere diverse le unioni civili dal matrimonio: c’è sempre stata un’area cattolica che ha lavorato per limitare le somiglianze. Infatti i due istituti sono rimasti differenti, anche se va detto che, con i decreti attuativi approvati ieri, è stato fatto qualche passo in avanti verso l’equiparazione. Ad esempio sulla testimonianza in tribunale. Sono anni che la testimonianza fra coniugi è fonte di dibattito giuridico assai complicato e controverso: la moglie (o il marito) sono soggetti incapaci di testimoniare in un processo dove è imputato il coniuge? Possono essere testimoni attendibili del proprio coniuge? In ogni caso, il fatto nuovo è che da ieri davanti al giudice, durante un processo, chi è unito civilmente sarà considerato equiparato in tutto alla posizione di un marito o di una moglie. Per il resto, andando a sfogliare le pagine dei tre decreti attuativi – parte civile, parte penale e parte internazionale – si troveranno diversi punti di equiparazione tra l’istituto giuridico delle unioni civili e quello del matrimonio tradizionale. Ma non nel caso dell’adozione del cognome del partner: nel caso delle unioni civili è una scelta facoltativa. Anche se poi, nel caso la scelta sia positiva, ci si comporta esattamente come nel matrimonio.

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