Unioni civili: probabile un nuovo testo. Lievi le modifiche.

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Mentre si dilunga la riforma del Senato, è certo che si arriverà a un nuovo testo di legge

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E’ L’Espresso ad aver avuto per primo la notizia: il ddl Cirinnà andrà sì in aula al Senato intorno al 13 ottobre – riforma del Senato e relativo ostruzionismo parlamentare permettendo -, ma non con il testo originale. Il ddl andrà infatti probabilmente in aula completamente riscritto, con alcune modifiche che non alterano i diritti fondamentali ma tendono ancora di più a distinguere le unioni civili dal matrimonio. Per ora circola solo una bozza neppure stampata – per prevenire fughe di notizie che comunque ci sono state -, ma eccovi i nuovi contenuti del ddl Cirinnà.

Le buone notizie

La prima buona notizia è la tempistica: pare che il capogruppo del PD Zanda e la ministra Boschi siano convintissimi di riuscire ad “incardinare” il nuovo ddl il 13 ottobre o forse qualche giorno prima, discussione sulla riforma del Senato permettendo.

Venendo al merito, l’impianto generale rimarrebbe sostanzialmente intatto. Si chiamerebbero sempre “unioni civili” e sarebbero, come già si era deciso, ancorate all’articolo 2 della Costituzione, quello delle “formazioni sociali”. I diritti delle coppie unite civilmente rimarrebbero intatti ma verrebbero elencati, anziché richiamare di volta in volta gli articoli del codice civile sul matrimonio: sparirebbe invece, ma solo per ragioni politiche e non di sostanza, ogni riferimento alla famiglia ed al matrimonio. La stepchild adoption, sia per le coppie di uomini che di donne, rimarrebbe intatta.

Le cattive notizie

Sparirebbe il riferimento nell’articolo 1 al “registro delle unioni civili“: nel nuovo ddl infatti si farebbe riferimento ad un generico “archivio dello stato civile”. Dal nuovo testo scomparirebbero obblighi e doveri verso i figli – che nel codice civile sono regolati dagli articoli 147 e 148: «Il matrimonio impone ad ambedue i coniugi l’obbligo di mantenere, istruire, educare e assistere moralmente i figli, nel rispetto delle loro capacità, inclinazioni naturali e aspirazioni». Resta, però, l’articolo 5 del ddl Cirinnà, che prevede la stepchild adoption, ovvero la facoltà di un coniuge di adottare il figlio dell’altro coniuge.Il nuovo testo, inoltre, prevederebbe che nel caso di cambiamento di sesso l’unione civile venga sciolta, mentre il matrimonio diverrebbe automaticamente” unione civile tra persone dello stesso sesso, se i coniugi vogliono mantenere il vincolo.

Ma è sulla tempistica dell’entrata effettiva in vigore della legge che si stanno muovendo già le prime critiche sulla rete. Sarebbe stato infatti il governo, secondo le anticipazioni de l’Espresso, a dover emanare una serie di decreti legislativi per armonizzare la nuova legge con l’ordinamento, ma anche in particolare per prevedere la registrazione delle nuove coppie e la trascrizione in Italia dei matrimoni contratti all’estero. Materia, quest’ultima, che aveva creato non poche tensioni tra Pd e Ncd, ai tempi in cui Alfano aveva lanciato la crociata del “no trascrizioni”. L’Espresso, nel suo scoop di oggi pomeriggio, aveva infatti sostenuto che i tempi “concessi” all’esecutivo per emanare i decreti legislativi sarebbero stati abbastanza biblici (sei mesi mentre avrebbe tempo non più uno, ma ben due anni per “adottare disposizioni integrative e correttive dei decreti”), facendo già rizzare i capelli a molti commentatori. In realtà, è stata la relatrice del ddl, Monica Cirinnà, a precisare in un comunicato stampa che nel nuovo testo non vi sarebbe alcuno slittamento temporale delle norme. Ecco il comunicato stampa:

Sulle unioni civili leggo alcune anticipazioni de L’Espresso che non corrispondono alla realtà, citando un ddl non ancora depositato. Rispetto al testo base del 17 marzo non vi è alcuno slittamento temporale delle norme, nemmeno di quelle delegate. Al contrario, migliorando ulteriormente quel testo, si è introdotta una specifica disposizione transitoria che stabilisce l’immeditata efficacia di tutta la disciplina sulle unioni civili. Limitatamente alle norme sulle trascrizioni, che necessitano di un adeguamento regolamentare, si dispone l’adozione di una disciplina transitoria vigente fino all’entrata in vigore dei decreti delegati che, comunque, dovranno essere adottati non oltre 6 mesi.” Lo dichiara la senatrice del Pd Monica Cirinnà, relatrice del provvedimento.

“Fermo restando che i contenuti del nuovo testo – conclude Cirinnà – saranno resi noti nel dettaglio quando questo sarà depositato, posso assicurare che, contrariamente a quanto qualcuno sembra ipotizzare, non vi sarà alcun arretramento rispetto ai diritti e ai punti fondanti del testo base, più volte esplicitati ed enucleati dalla giurisprudenza costituzionale nazionale ed europea”.

La reazione degli integralisti

Consolante la reazione dei cattolici. Filippo Savarese, leader di Manif Pour Tous Italia, tra gli organizzatori della manifestazione del 20 giugno scorso, ha dichiarato: “Possono spostare tutte le virgole che voglioni, le nuove ‘unioni civili‘ restano la fotocopia sostanziale del matrimonio e legittimano con la stepchild-adoption la pratica criminale dell’utero in affitto, perciò restano per noi del tutto inaccettabili”.

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