Unioni civili, slittamento di 48 ore. Cirinnà: “ritardo solo tecnico”

di

Cambia il calendario delle unioni civili in Senato. Intanto il segretario della CEI apre

CONDIVIDI
Facebook Twitter Google WhatsApp
4891 0

Si tratta di un mero slittamento tecnico“: così Monica Cirinnà, da noi interpellata, conferma e commenta la notizia che il “suo” ddl sulle unioni civili non andrà in aula, come deciso a dicembre, il 26 gennaio, ma il 28.

Così, le unioni civili andranno in aula il 28. Il ritardo, ci confermano diverse fonti parlamentari, è dovuto alla mozione di sfiducia e soprattutto al Decreto sulla crisi dell’Ilva, che deve tassativamente essere approvato entro il 27, fosse solo che di mezzo ci sono diversi posti di lavoro. E’ anche la stessa relatrice del ddl sulle unioni civili, Monica Cirinnà, a tranquillizzarci: “si tratta di un mero slittamento tecnico di 48 ore, per il quale non c’è alcuna dietrologia da fare. Ci sono posti di lavoro in ballo e il decreto Ilva va assolutamente ratificato dall’aula del Senato. Il 28 voteremo le pregiudiziali di costituzionalità e la settimana successiva, a partire da martedì 2 febbraio, avremo tutto il tempo di votare gli emendamenti e probabilmente arrivare anche alla votazione finale. Nel votare le pregiudiziali di costituzionalità risponderemo indirettamente alla piazza del Family Day previsto per il 30 gennaio, respingendo i loro argomenti che sono tutti in quelle pregiudiziali”. “Sulla nostra agitazione ci guadagnano i nostri nemici“, chiosa Monica Cirinnà, con un avvertimento a chi, specie sui social network, è già in fibrillazione per questo slittamento.

Intanto, c’è da registrare, sempre sul tema delle unioni civili, una interessante intervista del Corriere della Sera a Monsignor Galantino, che è segretario della Conferenza Episcopale Italiana. Interessante perchè, forse per la prima volta, a diciassette giorni dal Family Day, l’esponente più importante del Vaticano in Italia non chiude alle unioni civili, anche se – come c’era da aspettarsi – ripete un no secco alla stepchild adoption. La società, dice il segretario della CEI, registra al suo interno “la presenza crescente di unioni di segno diverso. Lo Stato ha il dovere di dare risposte a tutti, nel rispetto del bene comune prima e più che del bene dei singoli individui”, ma “la stepchild adoption non è necessariamente legata al tema delle unioni civili” e “va trattata in altra sede”. In un’intervista al “Corriere della Sera”, definisce il testo del ddl Cirinnà avvolto da un “velo di ipocrisia”. Troppi i “continui rimandi al diritto matrimoniale”. Sulla “scarsa presenza dei vescovi” nel dibattito rilevata da alcuni, spiega: “Nella Chiesa prevale questa idea: se dovessimo scriverla noi una legge, certamente non conterrebbe le soluzioni proposte dal ddl Cirinnà. La Chiesa italiana – vescovi, preti e laici – non ha alzato bandiera bianca. Solo chi è in malafede può affermare che manca la voce dei vescovi. Salvo poi accusare la Chiesa di ingerenza”. Il testo, prosegue, “sembra costruito per tenere insieme posizioni altrimenti non componibili”, quelle “dei vari gruppi politici o meglio dei gruppi di pressione in campo”; è “la somma di più egoismi” più che “una composizione democratica in vista del bene comune!”. Perché, si chiede il segretario Cei, “non capire che la stepchild adoption non è necessariamente legata al tema delle unioni civili e che essa va trattata in altra sede? Il problema è che alcuni fanno fatica a rinunziare al velo di ipocrisia che avvolge il testo del ddl liberandolo, per esempio, dai continui rimandi al diritto matrimoniale”.

Guarda una storia
d'amore Viennese.

Tutti gli articoli su:

Commenta l'articolo...