UNIONI GAY, UN DOVERE CIVILE

Intervista esclusiva a Dario Fo, premio Nobel per la letteratura. Che parla di impegno intellettuale, libertà e diritti gay: "Il pride? Mi piacerebbe partecipare".

GROSSETO. Abbiamo incontrato Dario Fo nell’etere. L’occasione è stata il suo intervento ad una delle rare trasmissioni radio dedicate ai libri, quella di RGF, in Toscana. Lì, abbiamo intercettato Dario Fo, che da Nobel per la letteratura parlava di libri, ma che da uomo di cultura attento al sociale e al politico ci ha concesso un’intervista esclusiva sui temi più scottanti della causa gay. Ovvero unioni civili, diritti e politica, gay pride.

Intanto grazie di aver accettato di rispondere a queste domande. Come valuti, dal tuo punto di vista, la "questione omosessuale"?

Fondamentalmente come una lotta. Una lotta che si deve portare avanti nella società a prescindere dal fatto di essere fuori o dentro l’omosessualità, vicino o lontano. Quelle degli omosessuali non sono rivendicazioni astruse, ma termini di una lotta per i diritti e le libertà.

Alcune rivendicazioni specifiche come ad esempio la parità delle unioni civili o il diritto all’eredità del partner che effetto possono avere, seconde te, sulla nostra società?

Ritengo che aiutino a maturarla, ossia a farla diventare più civile. Lottare per questi diritti è evitare la mortificazione degli individui, è evitare che le persone vengano messe di canto, che vengano perseguitate. Tutto ciò fa parte di un dovere civile di valore universale.

Come sono rappresentati a tuo parere i diritti gay dalle forze politiche e dalle varie intellighenzie nel nostro Paese?

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Molto male, specialmente dagli intellettuali, che non sono abbastanza schierati. Guai a quella società che, a partire dagli intellettuali, non si preoccupa di lottare per la libertà di tutti!

Stessa cosa nelle università e nella scuola?

Esattamente. Lo spazio che generalmente si dedica a questo genere di problemi in questi ambienti è gravemente insufficiente.

Parteciperai anche tu al Gay pride?

In questo momento non ho idea di dove e come lo si organizzerà, ma mi piacerebbe partecipare (sperando che non ci sia molto da camminare).

Sei mai stato ad eventi di questo genere?

Sì, una volta due anni fa in Francia. E’ stato importante. Sì, importante. Al Gay pride mi sono sentito molto a mio agio.

La destra italiana, a partire dal suo leader carismatico, potrà fare qualcosa per i diritti gay?

No, assolutamente. Mi spiace, non ho nulla di personale né contro la destra, né contro la figura dell’attuale presidente del consiglio. Ma lo considero una persona ipocrita, fasulla, che usa le parole senza pensarci sopra, che mastica luoghi comuni e li sbatte sul tavolo come fossero merce da vendere, che ha tutto l’animo, il linguaggio, i ritmi, la gestualità di un venditore pubblico. Berlusconi, quando lo si analizza con la ragione del dubbio e dell’ironia, appare come un re in mutande. Basta sentire quello che riesce a dire in una settimana di orrendo, di buffo, di poco intelligente anche sui gay. Quando piazza la merce – che parli di sentimenti, di affetti o di puttane – ha sempre in sottofondo lo stesso suono di tamburo o di flauto del venditore ambulante.

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"Gran parte del progresso sta nella volontà di progredire" scriveva Seneca. C’è da augurarsi che prima o poi questa volontà appartenga a tutti.

di Dario Remigi