Ecco perché l’appello contro l’utero in affitto è profondamente sbagliato

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Come dovrebbero sentirsi, chiediamocelo tutti, le migliaia di coppie diventate genitori grazie alla maternità surrogata? Perché dovrebbero sentirsi sporche e inadatte?

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E così, nel giorno in cui la scienza rivela di aver fatto nascere un bambino da tre genitori biologici (LEGGI >), in Italia si legge di un appello di lesbiche e gay contro l’utero in affitto (LEGGI >), segno dei tempi che attraversa questo Paese.

Quarantanove lesbiche e un gay: sembrerebbe quasi il titolo di un film, se non fosse per la serietà dell’argomento. Appena letto ho pensato che non è possibile. Non è possibile che non si siano resi conto della gravità di quello che hanno combinato. E’ talmente sbagliato averlo fatto, su così tanti fronti.


Su quello etico, dove hanno fatto passare il concetto per cui il patologico sia in realtà il fisiologico. E cioè che il caso in cui a una madre venga strappato un figlio per darlo a “vogliosi e egoisti genitori bianchi per vil denaro” sia rappresentativo del fenomeno della maternità surrogata nel suo complesso. Come dire che l’aver espiantato le reni a un immigrato clandestino in uno scantinato per rivenderli al mercato nero sia la rappresentazione della donazione di organi nel suo complesso.

Ma anche nel caso peggiore, eticamente parlando, di una coppia di genitori che va a cercarsi un figlio in India o in Ucraina pagandolo, possiamo discutere su cosa sia eticamente peggio: una madre che vende un figlio a qualcuno che lo vuole disperatamente, sapendo che lo aspetta una vita migliore o una madre che partorisce un figlio non voluto per lasciarlo in qualche orfanotrofio che “tanto ci pensa la chiesa“? No, perché finora non ho mai sentito discussioni sulla moralità del business osceno e comprovato degli orfanotrofi gestiti dalla chiesa. Peraltro business che non si riesce a scalfire, come ben sappiamo.

E se quei sporchi soldi che la madre riceve fossero usati per garantire una vita migliore alla stessa e alla di lei famiglia, siamo ancora sicuri di trovarci davanti a qualcosa di eticamente condannabile? Potremmo parlare per ore di cosa sia eticamente giusto. Cinquanta non sono solo i firmatari, ma anche le gradazioni di grigio della nostra etica.
In un movimento LGBT così frammentato e diviso da egoismi e personalismi, che viene sistematicamente attaccato da una chiesa sempre più potente e organizzata, questo gesto mi ricorda che non si può e non si deve, in questo periodo storico, appartenere contemporaneamente a un movimento che rivendica dignità e diritti, e a una chiesa cattolica che questi diritti li nega sistematicamente.

Non so, e non mi interessa, se tale lettera sia nata dal senso di colpa cattolico o da un ben più meschino calcolo di interessi particolari. So che è un colpo basso, una vigliaccata nei confronti di un movimento che ha già sacrificato migliaia di famiglie arcobaleno per avere una legge sulle unioni civili incompleta e contestata sin dalla sua prima applicazione. Ora mi chiedo come debbano sentirsi, chiediamocelo tutti, le migliaia di coppie diventate genitori grazie alla maternità surrogata. Mi chiedo perché, per quale motivo dovrebbero sentirsi sporchi e sbagliati per essersi presi cura, loro sì, di un figlio/a che la natura ha loro negato, etero o omosesessuali che siano. Perché, nonostante le favole a sfondo moralista di cui è intrisa la nostra società, essere madre o padre non ha nulla a che vedere con chi ha fecondato l’ovulo di chi. E paradossalmente non ha nulla a che vedere neanche con chi ha partorito.

Essere madre e padre significa prendersi cura ogni minuto di qualcuno che si vuole come parte di sé. Si chiama amore. Forse, sarebbe il caso che i firmatari lo capissero, prima di puntare il dito contro la vita degli altri. Non lasciamo che i bambini delle nostre famiglie arcobaleno vengano vilipesi ancora una volta.
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